ICI/IMU: sufficiente l’avvio della procedura finalizzata all’edificabilità

ICI/IMU: sufficiente l’avvio della procedura finalizzata all’edificabilità

Il semplice avvio della procedura amministrativa finalizzata alla edificabilità assume rilevanza ai fini impositivi, determinando un incremento di valore dell’immobile che costituisce manifestazione di ricchezza e capacità contributiva.

Questo in sostanza quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 26897 del 5 ottobre scorso.

La vicenda trae origine da avvisi di accertamento Ici per l’anno 2011 notificati per omessa dichiarazione e versamento, a tre contribuenti comproprietari di terreni edificabili. Gli atti venivano impugnati dai contribuenti innanzi la Commissione tributaria provinciale adducendo a motivazione che, alla data del 10 gennaio 2011, tali terreni dovevano ritenersi non edificabili. I ricorrenti, infatti, evidenziavano come il Piano di governo del territorio (PGT), il quale ne mutava la destinazione, rendendoli edificabili, era stato adottato dal Comune solo in data 11 maggio 2011, approvato in data 25 novembre 2011 e reso efficace dalla Regione il 18 gennaio 2012. I Giudici provinciali accoglievano il ricorso ritenendo che il Comune non avesse provato l’incremento di valore degli immobili. Il Comune, quindi, ricorreva in commissione regionale la quale, a differenza della decisione di primo grado, accoglieva il ricorso dell’Ente affermando che era intervenuta una variazione urbanistica che legittimava il Comune ad assoggettare ad ICI i terreni, in quanto divenuti edificabili. Da qui il ricorso in Cassazione.

I contribuenti motivavano il ricorso, in primo luogo, denunciando la violazione e falsa applicazione dell’art. 13 della legge regionale n. 12 del 2005 e dell’art. 36 del d.l. n. 223 del 2006 convertito nella Legge n. 248 del 2006 in relazione all’art. 360, n. 3 cod. proc. civ. Infatti, secondo le ricorrenti, dalla lettura combinata di tali disposizioni discenderebbe che la sola adozione del Piano di governo del territorio non comporta di per sé l’inefficacia del preesistente Piano regolatore ma questo, ai sensi dell’art. 13, comma 12 della LR n. 12 del 2005 affianca il PGT adottato. Pertanto, opera il regime di salvaguardia per effetto del quale le domande di permesso di costruire devono rispettare entrambi gli strumenti urbanistici. Conseguentemente, nel caso di specie, nel periodo compreso tra l’11 maggio 2011, data di adozione del nuovo PGT, e il 25 novembre 2011 data della sua approvazione, i terreni non sarebbero da considerarsi edificabili. Con il secondo motivo le ricorrenti denunciavano la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 del d.lgs. n. 504 del 1992, in relazione all’art. 360, n. 3 cod. proc. civ. poiché la sentenza impugnata sarebbe stata priva di un’adeguata motivazione in ordine all’iter logico dalla stessa seguito per ritenere “oltremodo attendibile e non spropositata” la stima di valore degli immobili, laddove avrebbe invece dovuto motivare adeguatamente i criteri utilizzati. Per i Giudici della Suprema Corte il primo motivo è infondato. È ormai consolidato l’orientamento per cui, in tema di ICI, l’edificabilità di un’area, ai fini dell’applicabilità del criterio di determinazione della base imponibile fondato sul valore venale, deve essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita nel piano regolatore generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione dello stesso da parte della Regione e dall’adozione di strumenti urbanistici attuativi. L’inizio del procedimento di trasformazione urbanistica è infatti sufficiente a far lievitare il valore venale dell’immobile, le cui eventuali oscillazioni, in dipendenza dell’andamento del mercato, dello stato di attuazione delle procedure incidenti sullo ius aedificandi o di modifiche del piano regolatore che si traducano in una diversa classificazione del suolo, possono giustificare soltanto una variazione del prelievo nel periodo d’imposta, conformemente alla natura periodica del tributo in questione, senza che ciò comporti il diritto al rimborso per gli anni pregressi, a meno che il Comune non ritenga di riconoscerlo, ai sensi dell’art. 59, comma primo, lettera f), del d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446. Si è anche chiarito che la nozione di edificabilità rilevante ai fini tributari è distinta ed autonoma rispetto a quella rilevante ai fini urbanistici poiché diverse sono le finalità della legislazione urbanistica che tende a garantire il corretto uso del territorio urbano. Lo jus aedificandi non può essere esercitato se non quando gli strumenti urbanistici siano perfezionati; al contrario la disciplina fiscale mira ad adeguare il prelievo fiscale alle variazioni dei valori economici dei suoli, che si registrano e progrediscono, in parallelo, dal sorgere della mera aspettativa dello jus aedificandi, fino al perfezionamento dello stesso. Proprio tenendo conto di tale autonomia, la Cassazione ha più volte evidenziato come anche il semplice avvio della procedura amministrativa finalizzata alla edificabilità assume rilevanza ai fini impositivi, determinando un incremento di valore dell’immobile che costituisce manifestazione di ricchezza e capacità contributiva.

Venendo al caso in esame quindi la Ctr ha correttamente ritenuto che l’adozione del PGT, per effetto del quale i terreni delle contribuenti divenivano edificabili, legittimasse il Comune a sottoporre a tassazione i terreni delle contribuenti. Anche il secondo motivo è inammissibile per la Corte. I Giudici evidenziano come, per effetto della nuova formulazione dell’art. 360 n. 5 cod. proc. civ., applicabile nel caso in esame, il controllo sulla motivazione può investire esclusivamente l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, la quale sussiste nelle sole ipotesi di “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, di “motivazione apparente”, di “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e di “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile “. Il difetto motivazionale sussisterebbe solamente nel caso in cui i giudici regionali avessero dimostrato mancanze o deficienze nell’esaminare i punti decisivi della controversia poiché la norma non conferisce alla Corte di legittimità il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo “quello di controllare, sotto il profilo logico-formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice del merito, al quale soltanto spetta di individuare le fonti del proprio convincimento e, a tale scopo, valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, e scegliere tra le risultanze probatorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione “.