La Tasi degli immobili caduti in fallimento

La Tasi degli immobili caduti in fallimento

Ad oggi il corretto pagamento della TASI in relazione ai fabbricati posseduti da contribuenti assoggettati da procedure concorsuali è un tema che per alcuni è motivo di dubbio interpretativo.

L’unica previsione riguardante detti immobili è rinvenibile nel c.6 dell’art. 10 del D.Lgs. n.504/92 che dispone quanto segue: “Per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa il curatore o il commissario liquidatore, entro novanta giorni dalla data della loro nomina, devono presentare al comune di ubicazione degli immobili una dichiarazione attestante l’avvio della procedura. Detti soggetti sono, altresì, tenuti al versamento dell’imposta dovuta per il periodo di durata dell’intera procedura concorsuale entro il termine di tre mesi dalla data del decreto di trasferimento degli immobili.”.

In particolar modo interessa la seconda parte di tale disposizione, che fissa una particolare regola per il versamento dell’imposta relativa al periodo fallimentare: il tributo deve essere versato entro tre mesi dalla data del decreto di trasferimento. Detto versamento riguarda l’imposta complessivamente dovuta, calcolata su ciascun anno o frazione di anno, dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento alla data della cessione del bene. Il co.173 della L. n.296/2006, modificando l’art. 10 c. 6 del D.Lgs. 504/92, ha posto esplicitamente tale obbligo a carico del curatore.

Tale disposizione, originariamente introdotta ai fini ICI, risulta essere applicabile ai fini IMU per esplicito rinvio operato dall’art. 9 c.7 del D.Lgs. 23/2011.

Il dubbio sorge con riferimento alla TASI, per la quale non esiste alcuna norma specifica a regolamentare la fattispecie: l’interrogativo è proprio legato alla possibilità di applicare, anche al tributo sui servizi, la sospensione degli oneri di versamento relativi al maxi-periodo fallimentare. Il problema deriva dalla tecnica legislativa poco convincente: la TASI è stata infatti introdotta dalla L. 147/13 con specifiche disposizioni e parziali rimandi alla disciplina IMU.

A sostegno della prima tesi – quella dell’equiparazione tra i due tributi – depone il fatto che, nella disciplina IMU, tale differimento è legato alle difficoltà finanziarie che sono connaturate nella procedura fallimentare (quantomeno all’avvio), difficoltà che necessariamente interessano anche il tributo sui servizi.

Inoltre vanno notate le somiglianze tra i due tributi, per cui nella disciplina TASI non vi sarebbe una specifica previsione applicabile solo a causa della dimenticanza del Legislatore, non perché si sia voluto trattare diversamente i due tributi. A sostegno di tale tesi va notato come nelle risposte FAQ del 3 giugno 2014 vi siano analoghe estensioni in relazione all’imputazione dell’imposta in caso di separazione dei coniugi ovvero per la riduzione al 50% nel caso di fabbricati inagibili o vincolati. Quindi, assimilazioni analogiche che vanno ben oltre la previsione che riguarda la base imponibile (c. 675 della L. 147/13) e che finiscono interessare anche l’individuazione del soggetto passivo e l’applicazione di riduzioni ed esenzioni.

A ciò va però controbattuto che, in assenza di una previsione ad hoc, pare eccessivamente arbitrario sospendere il versamento TASI.

L’elemento più convincente a sostegno di questa seconda tesi – che respinge l’estensione interpretativa – pare invece il differente presupposto impositivo: mentre ai fini IMU soggetto passivo è unicamente il possessore, ai fini TASI viene interessato anche il detentore dell’immobile. Se risulta infatti sensato rinviare la TASI, al pari dell’IMU, quando il fallito è proprietario, al contrario quando il fallito deve corrispondere solo la TASI in qualità di conduttore dell’immobile, non sarebbe ipotizzabile alcun differimento visto che non dovrà essere disposta alcuna cessione dell’immobile.

Quindi, a patto di non voler creare due distinte fattispecie – da una parte il fallito possessore e detentore, dall’altro il fallito solo detentore – ma si tratterebbe di una architettura che necessiterebbe di essere regolamentata normativamente, l’unica conclusione soluzione è quella di versare la TASI alle scadenze canoniche del 16 giugno e 16 dicembre.

La soluzione è recentemente pervenuta, seppure in via informale, dalle indicazioni del MEF durante il forum TELEFISCO di gennaio 2017: sul tema viene affermato come, proprio per l’assenza di una disposizione specifica, non risulta essere ammissibile un’estensione analogica delle regole IMU sul versamento.

Conseguentemente, i versamenti TASI devono avvenire con riferimento alle scadenze ordinarie.

 

           
  Imposta dovuta per il periodo fallimentare  

 

 

IMU

 

 

 

L’imposta per l’intero periodo fallimentare va versata entro 3 mesi dal decreto di trasferimento dell’immobile  
           
 

TASI

 

 

 

L’imposta va versata per gli immobili del fallimento alle scadenze ordinarie (16 giugno e 16 dicembre).  
         

 

 

La problematica può assumere rilevanza per l’Ufficio Tributi in fase di verifica dei versamenti delle annualità precedenti il 2017 da parte del deputato organo della procedura, anche se appare opportuno confrontarsi con il Curatore stesso, preliminarmente alla notifica di eventuali avvisi di accertamento TASI per omesso o tardivo versamento.