IMU: l’abitazione in comodato assegnata al coniuge paga l’Imposta

IMU: l’abitazione in comodato assegnata al coniuge paga l’Imposta

La Commissione tributaria regionale della Basilicata, con la sentenza n. 422 dell’11 settembre scorso, ha stabilito che “il diritto di abitazione, previsto ai fini Imu per la casa coniugale assegnata a seguito di separazione, opera nei limiti delle quote di possesso degli ex coniugi e non si estende all’appartamento concesso in comodato”.

Analizzando la sentenza c’è da evidenziare come il tema, ripetutamente dibattuto in sede di contenzioso fin dai tempi dell’Ici, abbia subito una repentina evoluzione dapprima con il dl 201/2011 (decreto che istituisce l’IMU) che reintroduce l’imposizione sulle abitazioni principali (sia pure con regime agevolato, ma che successivamente sono divenute esenti da IMU, così come ai fini TASI) cui vengono assimilate anche le case dei coniugi separati non assegnatari ed in seguito con il dl 16/2012 il quale stabilisce che l’assegnazione della casa coniugale disposta in seguito a separazione o divorzio “si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione” (articolo 4, comma 12-quinquies). Quel “in ogni caso” allarga l’applicabilità in maniera assai ampia tanto da far scattare il diritto di abitazione a prescindere dall’effettivo possesso dell’immobile, come ad esempio nel caso di utilizzo in comodato.

Il MEF attraverso la risoluzione n.5 del 2013 estende il diritto di abitazione per il coniuge assegnatario anche nel caso in cui l’immobile sia concesso in comodato. La Risoluzione n.5 interviene a chiarire che l’espressione “in ogni caso” debba riferirsi a tutti i casi in cui il legislatore non sia intervenuto a disciplinare diversamente talune fattispecie, come è il caso ad esempio dell’art. 6 della legge 27 luglio 1978, n. 392, il quale prevede che “in caso di separazione giudiziale, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso, nel contratto di locazione succede al conduttore l’altro coniuge, se il diritto di abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo”.

Su quest’ultima posizione però si pronuncia negativamente l’Ifel che con la nota 10 maggio 2013 afferma che “il diritto di abitazione opera solo nei limiti delle quote di possesso degli ex coniugi, non quando il possesso sia di terzi, come per i comodati o le locazioni”.

I Giudici della commissione Regionale Basilicata, attraverso la sentenza in commento, aderiscono al pensiero ministeriale ritenendo l’espressione “in ogni caso” riferibile tutte le possibili figure di diritti reali, quali usufrutto, uso, enfiteusi, superficie, eccetera, di cui siano stati titolari i coniugi sull’immobile adibito a casa coniugale e poi assegnato ad uno solo di essi in sede di separazione. La norma, secondo la Ctr, non ha introdotto un’agevolazione a favore del coniuge assegnatario nell’ipotesi di attribuzione del bene detenuto in comodato, in quanto non si è ravvisato alcun motivo di esonerare il proprietario comodante che prima della separazione era invece tenuto al pagamento dell’Imu.