Rettifica della rendita catastale: efficacia

Rettifica della rendita catastale: efficacia

L’efficacia delle rendite catastali è tema delicato nell’ambito dell’applicazione della tassazione immobiliare. La regola centrale è stabilita dall’art. 74 della L. 342/00 che impone la notifica da parte degli uffici catastali. Il co.1 dell’art.74 della L. n.342/00 stabilisce che: “A decorrere dal 1° gennaio 2000, gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, a cura dell’ufficio del territorio competente, ai soggetti intestatari della partita”.

Nel caso in cui il contribuente abbia presentato un nuovo accatastamento, ovvero una variazione catastale, sono del tutto inefficaci le disposizioni contenute nell’articolo 74 della L. 388/00 in tema di efficacia della rendita attribuita. La procedura DOC.FA, infatti, rende immediatamente disponibile la rendita – in quanto proposta dallo stesso contribuente in sede di presentazione della pratica catastale – e non implica pertanto alcuna notificazione da parte degli uffici catastali, salvo il caso di rettifica d’ufficio entro un anno del classamento presentato.

La rettifica della rendita

L’efficacia delle rettifiche alla rendita catastale è stata chiarita da oltre un decennio ad opera dell’ex Agenzia del Territorio nella circolare 11/T dal 26 ottobre 2005 (posizione comunque confermata anche dalla Cassazione, ad esempio, con le sentenze 6206 del 22 marzo 2005 e 19559 del 16 luglio 2008). In quella sede vennero individuate 3 possibili fattispecie:

  • nel caso in cui la rettifica – indipendentemente che questa derivi da riesame d’ufficio ovvero su segnalazione del contribuente – sia finalizzata ad eliminare incongruenze derivanti da errori di inserimento dati oppure da erronee applicazioni dei principi dell’estimo catastale, posto che l’istituto dell’autotutela in questo caso è finalizzato a rimuovere un errore nell’ambito di un immutato contesto (si tornano a valutare le situazioni allora esistenti), l’annullamento dell’accertamento della rendita non può che avere effetto “ex tunc” ossia dovrà retroagire dalla data di decorrenza del classamento rivelatosi errato, che viene corretto.
  • Situazione analoga alla precedente è quella per cui la revisione dell’accatastamento sia fondata su di una sentenza resa dai giudici tributari relativamente al classamento di immobili similari: in altre parole, se la commissione tributaria ha rilevato un errore con riferimento al classamento di determinati fabbricati e ne ha richiesto la rettifica, se tale rettifica viene effettuata in autotutela su fabbricati similari ne comporta una efficacia retroattiva. Questo a condizione che non esista un diverso giudicato sostanziale con riferimento al fabbricato specifico (ossia che la commissione tributaria non si sia già pronunciata con riferimento a tale fabbricato confermando la rendita iscritta agli atti catastali) e, ovviamente, che la comparazione delle due situazioni sia in grado di evidenziare un errore nel classamento dell’immobile oggetto dell’autotutela.
  • Situazione del tutto diversa è quella per cui la rettifica in autotutela sia fondata su nuovi elementi non esistenti (e quindi non valutabili) al momento dell’originario classamento: in questo caso il nuovo classamento NON può retroagire, ma andrà a sostituire il precedente.

Il caso più frequente è quello per cui il contribuente ritiene non corretta una rendita attribuita dagli uffici catastali e ne chiede la rettifica in autotutela (nelle ipotesi in cui questo può essere invocato): tale situazione ricade nella prima fattispecie, quindi la nuova rendita attribuita, sostituendo la precedente, retroagisce.

Dal punto di vista tributario, se il contribuente avesse versato imposta sulla base della vecchia rendita, a seguito della rettifica ottenuta potrebbe chiederne il rimborso.

Errore del contribuente

Il tema della rettifica della rendita catastale si arricchisce di un ulteriore tassello. Come detto, le rettifiche di rendita finalizzate a correggere errori hanno effetto retroattivo, poiché la nuova rendita si va a sostituire alla precedente: secondo la Cassazione tale principio però vale solo ed esclusivamente quando la correzione riguarda un errore dell’ufficio, mentre se l’errore era stato compiuto dal contribuente la nuova rendita rettificata esplica efficacia a decorrere dalla data in cui questa viene notificata al contribuente. Con tutte le conseguenze tributarie derivanti, anche quelle riguardanti un possibile rimborso per l’ICI (ma lo spesso vale oggi per IMU e TASI) pagata sulla precedente rendita.

Questa è la posizione espressa dalla Cassazione nella recente sentenza 20463 del 20 agosto 2017.

La pronuncia riguarda un contenzioso per un rimborso ICI negato al contribuente (diniego confermato dalla Commissione Tributaria Regionale adita): la posizione della Cassazione, in particolare, è quella di confermare il rigetto della pretesa del contribuente.

Il motivo su cui si basa la scelta dei giudici di legittimità risiede nel fatto che la rendita errata fosse da imputare non all’Ufficio, ma piuttosto al contribuente nella presentazione della variazione catastale contestata.

Si legge infatti nella sentenza come i principi richiamati circa la decorrenza delle rettifiche “non possono trovare applicazione” in quanto “nel caso di specie risultando che il preteso errore che ha originato il procedimento DOCFA di rettifica della rendita catastale sarebbe stato commesso dai contribuenti”.

Conseguentemente, non può essere riconosciuto il diritto al rimborso per l’imposta versata in eccesso sulla precedente rendita errata, in quanto l’errore, come detto, è imputabile al contribuente stesso, che ne deve sopportare le conseguenze.

Rettifica di Doc.Fa

Come ricordato, quando l’accatastamento sia basato su di una rendita proposta dal contribuente (Doc.Fa.) la rendita è immediatamente efficace e non è richiesta alcuna notificazione da parte degli uffici catastali, salvo il caso di rettifica d’ufficio entro un anno del classamento presentato.

In realtà, in tale ultima situazione – ma con esclusivo riferimento, giova ricordarlo, al caso in cui l’Agenzia del territorio dovesse provvedere alla rettifica della rendita proposta dal contribuente – risulta di fatto applicabile la previsione di cui al comma 1 dell’articolo 74: il provvedimento con il quale l’Agenzia del territorio modifica la rendita proposta dal contribuente necessita la notificazione al contribuente al fine di attribuire alla rendita stessa rilevanza ai fini fiscali.

Dello stesso parere si dimostra peraltro anche l’Amministrazione Finanziaria all’interno della circolare 4/FL/2001, affermando in maniera del tutto eloquente come “… nel caso in cui l’Ufficio del Territorio modifichi la rendita entro il termine di dodici mesi stabilito dal citato decreto, la nuova rendita dovrà essere notificata e sarà efficace dalla data della sua notificazione”.

In tema di possibilità da parte degli uffici catastali di rettificare la rendita proposta dal contribuente attraverso la procedura DOC.FA si è espressa l’Agenzia del Territorio attraverso la circolare 7/T del 4 luglio 2005. Al riguardo, si ricorda che il termine stabilito per tale rettifica è di dodici mesi, trascorsi i quali la rendita proposta dal contribuente deve ritenersi definitiva: secondo l’Agenzia del Territorio – ma tale posizione è stata confermata anche dalla Cassazione – tale termine deve essere inteso come ordinatorio e non perentorio, e pertanto si ritiene che gli uffici catastali possano procedere alla rettifica anche trascorso il termine annuale dalla data di proposizione della rendita. Ciò posto, è la stessa Agenzia del Territorio a ricordare che dette rendite rettificate, ai sensi dell’art. 74 della L. n.342/00 (e come chiarito dalla successiva circolare 4/T/2001) possono esplicare effetti ai fini fiscali solo ed esclusivamente dalla data della loro notificazione al contribuente interessato.

Sull’ammissibilità di una rettifica della rendita anche successivamente al termine annuale si è espressa favorevolmente anche la Corte di Cassazione nella sentenza n.16824 del 21 luglio 2006 e successivamente nella sentenza n.17818 del 21 agosto 2007.

Si apre però un altro tema correlato, espresso dalla Cassazione: quello della possibile retroattività di queste rendite attribuite.

L’efficacia solo futura validità della rendita dalla notificata, secondo la Cassazione, non sarebbe applicabile quando gli uffici catastali dovessero procedere a rettificare la rendita proposta dal contribuente.

In tal senso si è espressa la Cassazione con alcune pronunce, tra cui la 17863/2010, la 18023/2004 e la 20854/2004.

Quando l’immobile è già censito con attribuzione di rendita, che sia variata per effetto di modifiche materiali regolarmente denunciate, l’efficacia della rendita modificata è di carattere ricognitivo-dichiarativo, non costitutivo. In questo caso la rendita applicabile va riferita all’epoca della variazione materiale che l’ha determinata e l’imposta va commisurata alla rendita catastale attribuita “tempo per tempo”, sia pure ex post, dal competente ufficio (quindi, retroagisce).

Stesso orientamento si è affermato anche in ordine al passaggio dal criterio del valore contabile alla rendita catastale per i fabbricati D, che attribuisce rilevanza alla presentazione della richiesta (Cassazione SS.UU. 3160/2011): quindi, una volta attribuita la rendita, questa è titolo per il conguaglio dell’imposta precedentemente versata sulla base delle scritture contabili.