Coniugi separati

Coniugi separati

Facendo seguito alla richiesta pervenuta da un Comune bresciano, ripercorriamo la tassazione inerente i coniugi separati, a partire dalla prima formulazione dell’IMU a cura del D.L.201/2011 e più nello specifico il D.L.16/12 che, per la verità, hanno costituito un punto di rottura ed un intervento chiarificatore dopo le contestazioni in ambito ICI e le prese di posizioni giurisprudenziali, anche contrastanti, in materia.

La disciplina previgente prevedeva che l’imposta dovesse essere assolta dal soggetto passivo, indipendentemente dall’assegnazione del Giudice all’ex coniuge, seppure con applicazione delle agevolazioni previste per abitazione principale: sul punto si veda la Risoluzione Ministeriale 5/DPF/07.

Con l’avvento dell’IMU si ponevano gli stessi problemi interpretativi e la prima formulazione della norma ricalcava quella appena vista per l’imposta in vigore fino al 31/12/2011, successivamente però, il DL 16/12 superando le previgenti previsioni, ha introdotto con l’articolo 4 c.12 quinquies una nuova disciplina valida ai fini IMU “Ai soli fini dell’applicazione dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, e successive modificazioni, nonché all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, l’assegnazione della casa coniugale al coniuge, disposta a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione”.

Quanto citato dà luogo a due importanti considerazioni. La prima è che questa previsione, essendo intervenuta successivamente al D.L.201/2011, abroga implicitamente quanto contenuto in esso, e specificatamente all’articolo 13 comma 10 che, richiamando l’articolo 6 comma 3 D.Lgs.504/1992, proponeva agevolazioni per il coniuge non assegnatario: non ha senso, infatti, così come chiarito dalla Circolare 3/DF/2012, proporre agevolazioni nei confronti di un soggetto non tenuto al versamento di imposta.

La seconda considerazione è che per rispettare la ratio della norma la separazione deve essere formalizzata ufficialmente: se moglie e marito litigano, e quest’ultimo abbandona la casa coniugale, non può essere applicata la previsione in commento ed ognuno dei due soggetti passivi deve corrispondere l’imposta con riguardo all’utilizzo dell’immobile, ed avendo rispetto dei requisiti previsti (residenza, dimora, ecc).

Ai fini IMU, quindi (questa disciplina non può essere estesa ad altri tributi quali, ad esempio l’Irpef), l’unico soggetto passivo è il coniuge assegnatario, che sarà tenuto a versare l’imposta per l’intero immobile, beneficiando, se in possesso dei requisiti, delle agevolazioni previste. Così facendo il coniuge non assegnatario perde qualsiasi obbligo tributario dalla data in cui viene emanato il provvedimento che sancisce la separazione legale, l’annullamento, lo scioglimento ovvero la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Evidenziamo per ultimo che l’articolo 4 c.12 quinquies del DL 16/12 opera per analogia anche ai fini TASI: sebbene la Legge 147/2013 nulla disponga al riguardo, così come chiarito dalle risposte FAQ pubblicate il 3 Giugno 2014, il coniuge assegnatario sarà tenuto all’integrale pagamento, oltre che dell’IMU (se dovuta), anche dell’imposta sui servizi; d’altro canto, sarebbe stato assurdo un trattamento diverso, per le due imposte, della medesima fattispecie.

A complicare ancora le cose, almeno all’inizio, la disciplina della nuova IMU (portata dalla fusione di IMU e TASI) introdotta dalla Legge 160/2019 che, ai commi 741 e 743 riporta quanto segue:

Art. 1 c. 743 L. 160/2019 norma vigente dal 2020

SOGGETTIVITA’ PASSIVA  “È soggetto passivo dell’imposta il genitore assegnatario della casa familiare a seguito di provvedimento del giudice che costituisce altresì il diritto di abitazione in capo al genitore affidatario dei figli”.

Art. 1 c. 741 lettera c) L. 160/2019 norma vigente dal 2020

ASSIMILAZIONE ABITAZIONE PRINCIPALE la casa familiare assegnata al genitore affidatario dei figli, a seguito di provvedimento del giudice che costituisce altresì, ai soli fini dell’applicazione dell’imposta, il diritto di abitazione in capo al genitore affidatario stesso.

A questo punto, ci si è subito posti il dubbio in merito al trattamento tributario di un caso di specie in assenza di affidamento dei figli (ad esempio perché la coppia non ha figli o gli stessi hanno già una maggiore età), e la prima risposta del MEF lasciava spazio a pochi dubbi interpretativi: nelle risposte a Telefisco 2020 si evince come, stante il tenore letterale della lettera c) del comma 741 la norma poteva trovare applicazione solo in caso di contestuale affidamento dei figli oltre che dell’assegnazione della casa ex dimora abituale, e questo anche in virtù della restrittività con la quale devono essere interpretate le norme che introducono agevolazioni ed esenzioni in deroga al principio generale della tassazione.

A riconsiderare la posizione restrittiva del MEF, la Circolare 1/DF/2020 chiarisce che in caso di separazione senza figli o con figli autosufficienti, la stessa giurisprudenza ritiene che la casa coniugale non possa essere assegnata ad uno dei due ex coniugi a titolo di mantenimento, in sostituzione dell’assegno, non avendo l’assegnazione una funzione assistenziale.

Secondo il MEF “la differente formulazione della norma introdotta dal comma 741, lettera c), che fa riferimento alla casa familiare ed al genitore, è volta soltanto a chiarire che nell’ambito dell’assimilazione all’abitazione principale sono ricomprese anche le ipotesi di provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare in assenza di un precedente rapporto coniugale: nulla, quindi, è mutato rispetto alla precedente disciplina”.

Un ulteriore chiarimento importante riguarda però l’individuazione della casa ex coniugale ad opera del giudice, che prescinde dalla proprietà dell’immobile, dai requisiti della residenza e dimora del coniuge assegnatario e che non può essere suscettibile di valutazione comunale con proprio provvedimento.

In altre parole, la casa individuata dal giudice può essere sia la casa di comproprietà degli ex coniugi, ma anche la casa di proprietà, ad esempio, dell’ex suocero di uno dei due: in tutti i casi sarà applicabile la norma in commento, anche se il soggetto passivo coinvolto è un soggetto terzo.