Canone unico patrimoniale: limiti di incremento della tariffa

Canone unico patrimoniale: limiti di incremento della tariffa

L’ordinanza n. 221/2021 del Tar Sardegna ha sancito il principio per il quale, in ambito di Canone unico patrimoniale, la tariffa base stabilita dalla legge non costituisce la tariffa massima del prelievo. Il Tar si è pronunciato in merito al dubbio se il Comune potesse applicare misure del canone superiori a quelle standard stabilite dalla legge. I Giudici hanno evidenziato come la tariffa standard non è in alcun modo la tariffa massima consentita per legge anche in virtù del comma 817 della Legge 160/2019 il quale stabilisce la possibilità di modificare le tariffe di legge al fine di ottenere, ed eventualmente modificare, un gettito pari a quello conseguito con i canoni e i tributi soppressi.

E’ nelle possibilità del Comune la variazione delle tariffe e graduarle in riferimento alla diffusione di messaggi pubblicitari, individuando criteri dotati di ragionevolezza in considerazione dell’effetto e del “peso” che scaturiscono dal messaggio di trasmissione della pubblicità. In questo modo si chiarisce definitivamente il contenuto del comma 825 il quale si riferisce, in sede di determinazione del canone per la diffusione dei messaggi pubblicitari, solo alla superficie del mezzo pubblicitario, indipendentemente dal tipo e dal numero di messaggi.

Il Tar ha inoltre rimarcato l’importanza dei regolamenti comunali per modellare il canone rispetto a situazioni oggettivamente diverse, tenendo conto quindi della classificazione delle strade, della tipologia di pubblicità e della sua durata.

La potestà regolamentale, proseguono i giudici, è assegnata ai comuni in via generale fatte salve le sole materie coperte dalla riserva di legge e quindi risultano del tutto legittime le previsioni contenute nei regolamenti e nelle delibere tariffarie mentre non trova riscontro il dubbio di legittimità costituzionale delle norme della legge 160/2019, invocato dal ricorrente.

A voler ben vedere, nei casi in cui il legislatore ha voluto fissare un tetto massimo alle tariffe deliberabili dal Comune lo ha fatto in maniera esplicita come, ad esempio, nel caso del canone mercatale il cui incremento dalle tariffe di base è stato fissato nella misura massima del 25 % dal comma 843 della Legge 160/2019.