Tari: studi professionali

Tari: studi professionali

L’art. 58 quinquies del Dl n. 124/19 ha stabilito che, a far data dal 1.1.2020, ai fini TARI, gli studi professionali sono equiparati agli istituti di credito e non più agli uffici e alle agenzie.

Per l’elaborazione delle tariffe gli enti devono rifarsi ai criteri determinati con il regolamento di cui al DPR n. 158 del 27/4/1998 che, all’art. 6 ai fini del calcolo della tariffa per le utenze non domestiche stabilisce quanto segue:

“1. Per le comunità, per le attività commerciali, industriali, professionali e per le attività produttive in genere, la parte fissa della tariffa è attribuita alla singola utenza sulla base di un coefficiente relativo alla potenziale produzione di rifiuti connessa alla tipologia di attività per unità di superficie assoggettabile a tariffa e determinato dal comune nell’ambito degli intervalli indicati nel punto 4.3 dell’allegato 1 al presente decreto.

  1. Per l’attribuzione della parte variabile della tariffa gli enti locali organizzano e strutturano sistemi di misurazione delle quantità di rifiuti effettivamente conferiti dalle singole utenze. Gli enti locali non ancora organizzati applicano un sistema presuntivo, prendendo a riferimento per singola tipologia di attività la produzione annua per mq ritenuta congrua nell’ambito degli intervalli indicati nel punto 4.4 dell’allegato 1”.

Nei punti 4.3 e 4.4 dell’allegato 1 sono indicate le varie categorie produttive con i relativi intervalli, costituiti dai coefficienti presuntivi minimi e massimi di produzione dei rifiuti; tali coefficienti, ovviamente, sono fondamentali per il calcolo della TARI. Considerando infine che i coefficienti massimi previsti dai citati punti 4.3 e 4.4 per la categoria “banche ed istituti di credito” sono sempre inferiori a quelli minimi previsti dai medesimi punti per la categoria “uffici, agenzie, studi professionali”, quanto stabilito dal suddetto articolo 58 comporterà quasi sicuramente un risparmio per gli studi professionali.