Il “decreto agosto” estende l’esenzione IMU

Il “decreto agosto” estende l’esenzione IMU

Il decreto agosto interviene sulla materia dei tributi locali estendendo l’esenzione che il decreto rilancio aveva introdotto a favore delle imprese che operano nel settore turistico; mentre il primo provvedimento aveva introdotto un esonero riguardante il solo acconto 2020 (la cui platea dei destinatari era già stata ritoccata in sede di conversione), il nuovo intervento ha interessato anche la prossima scadenza di dicembre, annullando di fatto il carico IMU relativo al 2020.

Il decreto agosto prevede comunque anche un intervento che riguarda l’aspetto soggettivo, ampliando la platea dei soggetti interessati all’esenzione.

Con il presente contributo cogliamo l’occasione per fare il punto della situazione sulla base dei due provvedimenti.

L’esonero dell’acconto 2020

L’art. 177 c. 1 del D.L rilancio introduce una esenzione dalla prima rata IMU relativa al periodo d’imposta 2020 per:

  1. gli immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché gli immobili degli stabilimenti termali;
  2. gli immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e gli immobili degli agriturismo, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case e appartamenti per vacanze, dei bed & breakfast, dei residence e dei campeggi, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate.

Il primo aspetto che va osservato è la stranezza di un’esenzione che riguardi una rata che, come noto, è versata a titolo di acconto; l’imposta viene infatti conguagliata a saldo entro il 16 dicembre (salvo quanto in seguito diremo in relazione al decreto agosto) scomputando quanto versato nella precedente scadenza di giugno, secondo quanto previsto dal c. 762 dell’art. 1 della L. 160/19 (la disciplina IMU è stata riscritta con decorrenza dal 2020, incorporando la TASI).

Letteralmente, pertanto, l’imposta si sarebbe dovuta versare interamente a saldo; ciò posto, dalla lettura della relazione illustrativa, che parla di “abolizione del versamento”, si arriva ad una diversa conclusione. Tale importo, infatti, non risultava semplicemente rinviato, ma al contrario dovrebbe essere “abbuonato” (e in tal senso depongono anche gli importanti stanziamenti previsti per la copertura di tale disposizione).

A questo punto il saldo si sarebbe dovuto presumibilmente calcolare in maniera ordinaria, scomputando quanto si sarebbe dovuto versare a titolo di acconto: occorrerà scomputare quindi una sorta di “imposta figurativa” pari a quella che si sarebbe dovuta versare in acconto.

Sul punto, peraltro, le complicazioni non mancano, posto che il c. 762 della L. 160/19 stabilisce una disposizione transitoria specifica per il calcolo dell’acconto 2020; infatti, mentre a regime il versamento della prima rata è pari all’imposta dovuta per il primo semestre applicando l’aliquota e la detrazione dei dodici mesi dell’anno precedente, per l’anno 2020, in sede di prima applicazione dell’imposta, la prima rata da corrispondere è pari alla metà di quanto versato a titolo di IMU e TASI per l’anno 2019.

Vedremo tra un attimo che la questione del rapporto tra saldo e acconto finisce per risolversi a seguito dell’intervento del decreto agosto.

La seconda questione riguarda l’esatta individuazione degli immobili interessati dall’agevolazione; solo gli alberghi sono infatti individuati univocamente tramite la corrispondente categoria catastale (D/2), mentre gli altri immobili sono individuati in modo “descrittivo”.

Nell’esonero vengono incluse molte fattispecie, alcune di immediata identificazione, altre meno.

In particolar modo viene da interrogarsi circa cosa si debba intendere per “case e appartamenti per vacanze”; il fatto che il beneficio venga concesso “a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate” porta ad escludere che tale beneficio possa in alcun modo interessare le seconde case che ciascun contribuente utilizza in maniera diretta. Anche dal punto di vista logico, si deve preferire l’interpretazione che porterebbe il vantaggio alle strutture ricettizie extra-alberghiere di cui alla L. 135/01, limitandolo agli immobili che siano comunque destinati ad una attività.

Conseguentemente si dovevano escludere dal beneficio anche gli appartamenti destinati alle locazioni brevi (non inquadrabili tra gli affittacamere), in quanto non trattasi di attività; il DL 50/17 individua infatti i requisiti, in termini di servizi aggiuntivi offerti, che permettono di qualificare tali immobili nell’ambito dei redditi fondiari, escludendo in tal modo l’inquadramento in una attività commerciale.

Conseguentemente, il titolare di una abitazione destinata a locazioni brevi non può certo assumere la veste di “gestore delle attività ivi esercitate” (il termine “gestore” pare infatti far riferimento all’esercizio di una attività commerciale), con la conseguenza che egli non ha potuto far valere l’esenzione IMU.

Da evidenziare che in sede di conversione del provvedimento (si tratta della L. 77 del 17 luglio 2020) è stata introdotta una ulteriore previsione ammessa a beneficiare dell’esonero del versamento dell’acconto:

“b-bis) immobili rientranti nella categoria catastale D in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell’ambito di eventi fieristici o manifestazioni”

L’esonero del saldo 2020

Come detto il decreto agosto torna sul tema del carico IMU per il settore turistico, accogliendo all’esenzione anche la quota di imposta di pertinenza del saldo 2020. Da notare che si tratta di un provvedimento non ancora convertito in legge, che quindi potrebbe subire delle modifiche, anche se sul tema in commento non sono attese evoluzioni.

L’art. 78 c.1 del DL 104/20 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 14 agosto 2020) stabilisce che, per l’anno 2020, non è dovuta la seconda rata dell’imposta municipale propria (IMU) di cui all’articolo 1, commi da 738 a 783, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, relativa a:

  1. immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché immobili degli stabilimenti termali;
  2. immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e relative pertinenze, immobili degli agriturismi, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case e appartamenti per vacanze, dei bed & breakfast, dei residence e dei campeggi, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate;
  3. immobili rientranti nella categoria catastale D in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell’ambito di eventi fieristici o manifestazioni;
  4. immobili rientranti nella categoria catastale D/3 destinati a spettacoli cinematografici, teatri e sale per concerti e spettacoli, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate;
  5. immobili destinati a discoteche, sale da ballo, night-club e simili, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate.

Come è evidente, l’intervento non va solo nella direzione di una estensione temporale (il saldo 2020), ma amplia anche la platea dei soggetti beneficiari, interessando il settore fieristico (già incluso nell’esenzione dall’acconto in sede di conversione del DL 34/20), quello della spettacolo e quello dell’intrattenimento notturno, nella considerazione che anche questi settori, come quello della ricettività turistica già esentato dall’acconto, sono stati particolarmente colpiti dagli strascichi dell’emergenza sanitaria; occorre deve notare che mentre per le prime due categorie richiamate è indicata la categoria catastale che l’immobile deve possedere per fruire dell’esenzione, per i locali notturni non è previsto alcun limite in tale senso.

Il secondo comma stabilisce che “Le disposizioni del comma 1 si applicano nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final «Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19.».”

Le imprese devo quindi valutare il rispetto dei limiti di intensità degli Aiuti di Stato; si tratta di una previsione che accompagna molti provvedimenti settoriali.

Il successivo comma 3 dispone anche in relazione ai futuri periodi d’imposta, ma solo con riferimento ad una categoria di soggetti:

“L’imposta municipale propria (IMU) di cui all’articolo 1, commi da 738 a 783, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, non è dovuta per gli anni 2021 e 2022 per gli immobili di cui al comma 1, lettera d).”

Quindi per il 2021 e 2020 (in questo caso l’esenzione riguarda l’intera imposta annua dovuta, senza distinguere tra acconto e saldo) beneficiano dell’esenzione dal pagamento dell’IMU gli immobili del settore spettacolo, più precisamente gli immobili rientranti nella categoria catastale D/3 destinati a spettacoli cinematografici, teatri e sale per concerti e spettacoli, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate.