Servizi cimiteriali: il reato di peculato

Servizi cimiteriali: il reato di peculato

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29188/2021, ha stabilito che commette reato di peculato, il Rappresentante Legale della società che si occupa della gestione delle lampade votive e che si appropria delle somme dovute al Comune a titolo di aggio sui corrispettivi riscossi. La vicenda coinvolge il legale rappresentante di una società che aveva in gestione il servizio cimiteriale, il quale aveva motivato il fatto di aver trattenuto alcune somme incassate per conto dell’ente con un preteso diritto di credito vantato verso il Comune; detto anche che al momento dell’accaduto, l’appalto era scaduto e quindi, semmai, secondo il soggetto condannato, si sarebbe semmai configurato il reato di appropriazione indebita che nel frattempo era prescritto.

I Giudici della Cassazione hanno però rigettato le motivazioni del ricorrente sostenendo che, anche se il credito era dovuto, si configurava comunque il reato di peculato poiché l’art. 314 del codice penale tutela anche “la legalità, l’imparzialità e il buon andamento dell’operato della pubblica amministrazione, che vengono frustrati dal mancato versamento delle somme riscosse per conto del Comune”. Irrilevante inoltre, secondo la Corte, che l’appropriazione sia avvenuta in un momento in cui l’appalto era scaduto perché tale gesto, infatti, risulta “funzionalmente connessa all’ufficio od al servizio precedentemente esercitati”, sicché è tale da integrare il grave delitto di peculato.