IMU: accatastamento della discarica

IMU: accatastamento della discarica

La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 13354/2020, ha confermato che, la discarica di rifiuti dev’essere necessariamente accatastata e l’accatastamento va classificato nella categoria catastale D/7.

I Giudici hanno chiarito ancora una volta che non vi sono motivi per i quali può essere richiesta la classificazione nella categoria catastale E, soprattutto se il motivo è la natura pubblicistica dell’attività svolta. La discarica è destinata allo svolgimento di un’attività economica e quindi gestita con logiche imprenditoriali, a differenza di “immobili” improduttivi di reddito e quindi classificabili nella categoria E, esenti dal versamento dell’IMU per esplicita previsione normativa. Sul punto occorre ricordare che “…nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali E/1, E/2, E/3, E/4, E/5, E/6 ed E/9 non possono essere compresi immobili o porzioni di immobili destinati a uso commerciale, industriale, a ufficio privato ovvero a usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale”. La Corte ha sottolineato come sia del tutto irrilevante la destinazione del fabbricato a un’attività di pubblico interesse in quanto, questo aspetto, non esclude che questa sia comunque esercitata secondo parametri essenzialmente imprenditoriali, ovvero volti alla copertura dei costi e del capitale investito con i ricavi conseguito attraverso l’applicazione delle tariffe. Nel testo dell’ordinanza infine si legge:   “questa Corte ha coerentemente già affermato, in relazione a un caso del tutto analogo, che una discarica pubblica oggetto di sfruttamento economico per la gestione di rifiuti solidi urbani e la captazione di biogas, in quanto connotata da autonomia funzionale e reddituale, costituisce un’unità immobiliare urbana soggetta ad accatastamento e rientra nella categoria D/7 – non in quella residuale E, concernente gli immobili a particolare destinazione pubblica – in quanto svolge attività industriale secondo parametri economico-imprenditoriali, senza che assuma rilevanza l’eventuale destinazione dell’immobile anche ad attività di pubblico interesse”.