Tassa rifiuti: errato destinatario delle cartelle

Tassa rifiuti: errato destinatario delle cartelle

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18376/2021 ha sancito che l’amministratore condominiale se ingiustamente tassato dal Comune deve essere risarcito. L’amministratore agisce per i partecipanti al condominio quale mandatario con rappresentanza ai sensi dell’art. 1704 del Codice civile ma non può mai essere chiamato a rispondere in proprio per atti che riguardano il condominio. Come mandatario non opera mai con il proprio codice fiscale bensì con quello del condominio.

Per conto del Comune una società di riscossione notificava delle cartelle esattoriali ad un amministratore di condominio per il mancato pagamento della tassa rifiuti riguardante il fabbricato, individuando l’amministratore come debitore a titolo personale.

L’amministratore impugnava le cartelle citando per danni sia la società di riscossione che il Comune.

I primi due gradi di giudizio hanno visto i giudici favorevoli ad accogliere la richiesta del ricorrente, anche se i giudici di secondo grado hanno rimosso l’addebito delle responsabilità all’ente esattore.

Da qui il ricorso in Cassazione. Il Comune a motivazione del ricorso, rivendica l’illegittima applicazione dell’art. 2043 del Codice civile (risarcimento per fatto illecito) poiché vi sarebbe un difetto di giurisdizione ordinaria in favore della giurisdizione tributaria alla cui cognizione apparterrebbe anche la domanda risarcitoria. Il danno quantificato poi, secondo l’ente, era stato determinato sulla base del valore delle cartelle, non definitivo, poiché su di una cartella non vi era la sentenza definitiva. Secondo l’ente, inoltre, sarebbe stata violata la disposizione di cui all’art. 1131 del Codice civile “Per lo svolgimento della sua funzione l’amministratore ha ex lege la rappresentanza dei partecipanti alla comunione, e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi. Fuori dal loro ambito l’amministratore, come tale, non ha alcun potere di rappresentanza” poiché nella relata sarebbe stato indicato dopo il nome e cognome anche il titolo di amministratore.

I Giudici, nel respingere il ricorso presentato dal comune, hanno evidenziato come la controversia non avesse ad oggetto il tributo bensì un’azione di risarcimento danni in quanto diretta a censurare l’illecito comportamento dell’ente impositore. Nelle cartelle esattoriali, infatti, era stato erroneamente indicato il codice fiscale dell’amministratore e non quello del condominio, reale destinatario dei provvedimenti.

Per la Corte, inoltre, spetta al giudice ordinario “la giurisdizione su tutte le controversie in cui si denunci un comportamento della pubblica amministrazione, privo di ogni interferenza con un atto autoritativo, facendosi valere unicamente l’illiceità del comportamento del soggetto pubblico, suscettibili di incidere su posizioni di diritto soggettivo”. Di contro, la giurisdizione del giudice tributario sussiste solamente nelle materie di cui all’art. 2 del Dlgs 546 del 1992.

In buona sostanza, per i Giudici, l’amministratore del condominio può chiedere il risarcimento dei danni per le cartelle esattoriali relative a tributi riguardanti il fabbricato condominiale erroneamente notificategli in proprio; l’azione risarcitoria, anche se riguardante fatti derivati da “materia tributaria” va introdotta dinanzi al giudice ordinario e la responsabilità per l’emissione errata delle cartelle esattoriali non può ricadere sulla società di riscossione poiché la stessa ha solamente riprodotto i ruoli del Comune impositore.