Qualifica di IAP circoscritta alla Regione

Qualifica di IAP circoscritta alla Regione

La Suprema Corte di Cassazione si è espressa in una importante pronuncia in merito alla qualifica di IAP ed alla conseguente esenzione inerente i terreni condotti direttamente: la decisione si riferisce ad una annualità ancora di competenza I.C.I., ma che può sicuramente essere applicata anche ai fini IMU.

La diatriba ha riguardato due comproprietari di un terreno inquadrato edificabile dallo strumento urbanistico ed in comproprietà di due soggetti, di cui uno Imprenditore Agricolo Professionale, i quali hanno impugnato innanzi la Commissione Tributaria Provinciale competente due avvisi di accertamento emessi dall’Ente e basati sul disconoscimento dei requisiti inerenti alla conduzione diretta dei terreni.

I Giudici di primo grado rigettavano in toto il ricorso ma i due contribuenti, proponendo appello in secondo grado, vedevano parzialmente accolte le loro doglianze, anche se solo sotto il profilo sanzionatorio: la Commissione Regionale riconosceva infatti le loro ragioni in merito alla non sanzionabilità della condotta, richiamando l’articolo 10 comma 3 della Legge 212/2000 (Statuto dei Diritti del Contribuente).

Già in secondo grado i due ricorrenti vedevano respinte le loro ragioni in merito all’esenzione del terreno (condotto direttamente), poiché per i Giudici il riconoscimento dell’attestazione di Imprenditore Agricolo Professionale da parte di una regione non poteva presupporre l’applicazione automatica della stessa anche nei confronti di una regione diversa: lo IAP in questione risiedeva infatti in una regione diversa da quella ove era ubicato il terreno oggetto di contestazione, ove era titolare di azienda agricola.

Veniva per ultimo confermata anche la valorizzazione adottata dall’Ente con riferimento al “valore venale in comune commercio”, ed adottata ai sensi dell’art.59 comma 1 lettera g) del D.lgs.446/1997: i due contribuenti ricorrevano quindi presso la Suprema Corte di Cassazione, ma anche in questa Sede veniva confermata la decisione della CTR con riferimento alla qualifica di IAP.

In primo luogo, i Giudici riassumono la normativa di riferimento, soffermandosi sul D.Lgs. 99/2004, che, inquadrando la figura dell’imprenditore agricolo, ha sostituito ed abrogato la previgente disciplina di I.A.T.P. (Imprenditore Agricolo a Titolo Principale), e che richiede il possesso di specifiche conoscenze e competenze, nonché il rispetto di specifici requisiti di tempo e lavoro:

“Ai fini dell’applicazione della normativa statale, è imprenditore agricolo professionale (IAP) colui il quale, in possesso di conoscenze e competenze professionali ai sensi del Reg. (CE) n. 1237 del 1999 17 maggio 1999 del Consiglio, art. 5, dedichi alle attività agricole di cui all’art. 2135 c.c., direttamente o in qualità di socio di società, almeno il cinquanta per cento del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dalle attività medesime almeno il cinquanta per cento del proprio reddito globale da lavoro.”

L’attribuzione della qualifica di IAP, continuano i Giudici della Suprema Corte, è di competenza delle Regioni, che accertano il possesso dei requisiti e che regolamentano le condizioni per ottenere il riconoscimento della qualifica: la Sentenza poi prosegue elencando le differenze tra IAP e Coltivatore Diretto (entrambi destinatari dell’agevolazione IMU), e come le due figure siano previste da due impianti normativi distinti.

Se è vero che, stanti i diversi requisiti previsti per le due figure, il C.D. è più legato al fondo rispetto allo IAP, al quale deve provvedere direttamente e personalmente, è altresì vero che i requisiti per l’Imprenditore Agricolo Professionale sono controllati da ogni singola Regione e plasmati sulle specifiche caratteristiche di quest’ultima.

Ne consegue, concludono i Giudici della Suprema Corte, “che la qualifica di I.A.P. accertata da una Regione è limitata al territorio della Regione che l’ha riconosciuta” poiché essa è lunica deputata ad accertarne la professionalità nella conduzione e coltivazione dei terreni agricoli (e nell’allevamento degli animali), secondo le specie vegetali ed animali prevalenti per le caratteristiche peculiari del territorio.”

A parere di chi scrive, questa pronuncia si pone di primaria importanza, soprattutto per i Comuni situati al confine tra regioni diverse; da tenere in considerazione per l’Ente che vuole provvedere al controllo in questo senso anche lo sgravio del regime sanzionatorio operato dai Giudici di Secondo Grado, che hanno applicato l’articolo 10 comma 3 della Legge 212/2000.