Notifica avvisi di accertamento: la compiuta giacenza

Notifica avvisi di accertamento: la compiuta giacenza

Con l’ordinanza n. 16183 del 9 giugno 2021 la Corte di Cassazione ha ribadito il perfezionamento della notificazione degli atti tributari degli enti locali in caso di compiuta giacenza, anche nell’ipotesi di notifica diretta a mezzo posta da parte dell’ente.

I Giudici hanno confermato che qualora in caso di notifica diretta a mezzo posta di atti impositivi da parte dell’ente senza l’intermediazione dell’Ufficiale giudiziario, il destinatario risulti temporaneamente assente, la notificazione si intende eseguita decorsi dieci giorni dalla data del rilascio dell’avviso di giacenza e di deposito del plico presso l’ufficio postale.
La Corte ha ricordato come ai sensi dell’art. 1, comma 161, della legge 296/2006, i comuni possono notificare i propri atti di accertamento a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, una modalità sicuramente semplificata rispetto alla notifica a mezzo posta degli atti giudiziari prevista dalla legge 890/1982. Ne consegue che le regole da osservare per la compiuta giacenza non sono quelle della legge dell’82 bensì quelle delle norme contenute nel regolamento del sistema postale ordinario (Dm 1/10/2008).

La legge 890 prevede che, nel caso in cui la notifica non vada a buon fine per assenza del destinatario o siano altre persone abilitate a ricevere il plico nel medesimo luogo dove deve avvenire la notifica, l’operatore postale deve informare il destinatario del tentativo di notifica mediante avviso in busta a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, che deve essere altresì affisso alla porta d’ingresso oppure immesso nella cassetta della corrispondenza dell’abitazione, dell’ufficio o dell’azienda. In questo caso la notifica si perfeziona una volta trascorsi 10 giorni dalla spedizione della raccomandata informativa dell’avvenuto tentativo di notifica e del deposito dell’atto.

Secondo la Cassazione, nel caso in esame, la non applicabilità delle disposizioni della legge 890/1982 fa sì che, in caso di mancato recapito, la notifica si concretizzi trascorsi 10 giorni dalla data di rilascio dell’avviso di giacenza e del deposito dell’atto, o in alternativa, della data di spedizione della raccomandata informativa eventualmente inviata anche se non obbligatoria. A questo iter semplificato, introdotto dall’art.1, comma 161, della legge 296/2006 e giudicato legittimo dalla Corte costituzionale con l’ordinanza 104/2019, come detto, non possono essere applicate le regole della legge 890/1982.

In caso di mancata consegna dell’atto al destinatario presso il suo domicilio, quindi, non sussiste l’obbligo da parte dell’agente postale di inviare la raccomandata informativa dell’avvenuto deposito dell’atto presso l’ufficio postale o punto di deposito come invece previsto nel caso di “irreperibilità relativa”. La conseguenza è che in caso di notifica a mezzo posta degli avvisi di accertamento occorre fare riferimento al regolamento per l’espletamento del servizio postale universale (Dm 1/10/2008) che si limita a stabilire che i plichi non consegnati devono essere depositati presso l’ufficio postale e restano a disposizione per 30 giorni a decorrere dal giorno successivo al rilascio dell’avviso di giacenza.

Per la Cassazione poi, il momento esatto in cui la notifica a mezzo posta si perfeziona, va ricercato bilanciando l’interesse del notificante e quello del destinatario, applicando anche alla notifica a mezzo posta, per analogia, le regole della legge 890/1982. La stessa quindi si verificherà passati 10 giorni dalla data di rilascio dell’avviso di giacenza (o dal ritiro del piego se precedente), tenuto conto dell’assenza dell’obbligo della raccomandata informativa nella notifica ex comma 161 della legge 296/2006. Infine, è bene ricordare che deve essere rispettato il principio costituzionale di assicurare al contribuente l’effettiva possibilità di conoscibilità dell’atto, si realizza consentendo allo stesso di essere «rimesso in termini» laddove dimostri, anche sulla base di idonei elementi presuntivi, di non aver avuto conoscenza effettiva dell’atto per causa a lui non imputabile.