TARI: studi professionali e coefficienti da applicare

TARI: studi professionali e coefficienti da applicare

Il Tar del Lazio con la sentenza 5788/2020 ha stabilito che sono illegittime le tariffe TARI degli studi professionali se il Comune applica i coefficienti massimi previsti dal metodo normalizzato, senza alcuna motivazione plausibile. Il tribunale, in conseguenza a quanto stabilito, ha annullato le delibere di approvazione delle tariffe dal 2017 al 2019 deliberate dal comune protagonista della vicenda.

Contro le delibere sopracitate era stato proposto ricorso da parte di professionisti e rappresentanti di associazioni varie poiché per la categoria delle utenze non domestiche alla quale appartengono, (agenzie e studi professionali), erano stati utilizzati i coefficienti di produttività nella misura massima consentita dal Dpr 158/1999 mediante un sistema meramente presuntivo senza tenere conto della quantità di rifiuti effettivamente prodotta, violando quindi il principio del “chi inquina paga”. L’utilizzo dei coefficienti massimi inoltre non era stato accompagnato da alcuna motivazione plausibile e per questo criticato dai ricorrenti.

Richiamando la disciplina del prelievo sui rifiuti, il Tar ha evidenziato che la norma prevede la possibilità da parte dell’Ente di ricorrere al metodo normalizzato per la determinazione delle tariffe, con conseguente perdurante efficacia del Dpr 158/1999. Il sistema normalizzato non è altro che un sistema presuntivo fondato sul principio comunitario del “chi inquina paga” e basato su un meccanismo di proporzionalità essendo infatti i criteri di calcolo riferiti alla potenzialità della produzione annua di rifiuti per ogni singola categoria economica. Nulla quindi di sbagliato da parte del Comune nell’applicazione del metodo normalizzato ma, per i giudici, l’Ente ha evidenziato carenza di istruttoria e di motivazione sull’utilizzo dei coefficienti massimi, omettendo le motivazioni per le quali ha assoggettato gli studi professionali a una imposizione così elevata senza le ragioni necessarie che avrebbero inoltre dovuto essere il frutto di un’istruttoria. In aggiunta il Tar ha evidenziato la mancanza di omogeneità con le altre categorie tendenzialmente assimilabili, ad esempio banche, istituti di credito e attività artigianali, per le quali sono stati utilizzati i coefficienti minimi nell’ambito dei range stabiliti dal Dpr 158/1999. In buona sostanza, per i giudici, il Comune avrebbe dovuto esplicitare le ragioni alla base della determinazione nella misura massima della tariffa per la categoria degli studi professionali e per questo motivo vanno annullate le delibere tariffarie Tari per gli anni 2017, 2018 e 2019.