Emergenza COVID19 e notifica degli atti di accertamento degli enti locali

Emergenza COVID19 e notifica degli atti di accertamento degli enti locali

Con il presente contributo andremo a riepilogare gli interventi operati in tema di notifica degli atti degli enti locali a seguito dell’emanazione dei diversi provvedimenti inerenti l’emergenza COVID19.

 

La notifica degli atti durante il periodo di sospensione

L’art. 67 c. 1 del DL 18/20 ha disposto, per il periodo compreso tra l’8/3/2020 ed il 31/8/2020 (inizialmente tale periodo era limitato al 31/05/2020 ma, in sede di conversione del decreto, è stato portato alla fine del mese di agosto), la sospensione dei termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori, ivi compresi quelli degli enti locali.

Come chiarito dalla risoluzione 6/DF/20, tale norma non sospende l’attività degli enti impositori ma prevede esclusivamente la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza delle predette attività nel periodo individuato; l’effetto della disposizione in commento, pertanto, è quello di spostare in avanti il decorso dei suddetti termini per la stessa durata della sospensione.

L’art. 68 del DL 18/20 dispone, con riferimento alle entrate tributarie e non tributarie, la sospensione dei termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 31 agosto 2020, derivanti dalle cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi di liquidazione. Il successivo comma 2, poi, stabilisce che la sospensione si applica anche alle ingiunzioni di cui al regio decreto 639/1910 emesse dagli enti territoriali. Sul punto il MEF afferma che, una lettura sistematica dell’art. 68 induce a ritenere che tale divieto di notifica vada esteso anche alle ingiunzioni emesse dagli enti territoriali e dai loro soggetti affidatari.

Ai sensi dell’art. 1, comma 792 della L. 160/19, l’avviso di accertamento è suscettibile di acquisire natura di titolo esecutivo decorso il termine per la proposizione del ricorso (per i tributi), ovvero decorsi sessanta giorni dalla notifica dell’atto per il recupero delle entrate patrimoniali. Ciò vuol dire che non occorre più la preventiva notifica della cartella di pagamento (se la riscossione è affidata all’Agenzia delle Entrate-Riscossione) o dell’ingiunzione fiscale (in caso di servizio svolto direttamente dall’ente o da società private concessionarie). Si tratta del cosiddetto “accertamento esecutivo”.

In definitiva, quindi, l’atto di accertamento esecutivo di cui al più volte citato comma 792 racchiude in sé i due distinti atti che prima della riforma del 2020 caratterizzavano la riscossione, vale a dire:

  • l’avviso di accertamento o l’atto finalizzato alla riscossione delle entrate patrimoniali e
  • la cartella di pagamento o l’ingiunzione fiscale.

Pertanto, ai sensi dell’art. 68 del D. L. n. 18 del 2020, gli enti locali e i soggetti affidatari non possono attivare procedure di recupero coattivo né adottare misure cautelari, in accordo a quanto disposto dal comma 3 dell’art. 12, del D. Lgs. n. 159 del 2015.

Quindi, come confermato dalla recente Circolare n. 6 DF del 15/06/2020, gli enti locali sono legittimati, a norma dell’art. 67 del D. L. n. 18 del 2020, a procedere alla notifica degli atti di accertamento esecutivo anche durante il periodo di sospensione, individuato dall’art. 68, che termina il 31 agosto 2020.

 

La notifica degli atti in scadenza nel 2020

Rispetto alla previsione del DL 18/20, per la quale è presente una interpretazione ufficiale, la seconda disposizione, contenuta nel DL 34/20, non presenta ancora indicazioni Ufficiali da parte ministeriale.

IL Decreto Rilancio (DL 34/20) ha apportato importanti modifiche inerenti i termini di notifica degli atti impositivi: le previsioni contenute nell’art. 157 sono dirette a prorogarne i termini per la loro notificazione, operando di fatto una “scissione” tra la data di emissione e quella di notifica degli atti stessi.

Al comma 1 viene stabilito che:

“In deroga a quanto previsto all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, gli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti  di  imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, per i quali i termini  di decadenza, calcolati senza tener conto del periodo di sospensione  di cui all’articolo 67, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24  aprile  2020,  n.  27, scadono tra l’8 marzo 2020 ed il 31 dicembre 2020, sono emessi entro il 31 dicembre 2020 e sono notificati nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2021, salvo casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi.”

L’intento è quello di consentire una più equa e meno gravosa distribuzione nel tempo della notifica degli atti impositivi, consentendo di fatto la loro notificazione a tutto il 2021, e già questo è evidente dalla lettura della rubrica della norma “proroga dei termini al fine di favorire la graduale ripresa delle attività economiche e sociali”.

Quindi, come detto, l’art. 157 del DL 34/20 (Rilancio) ha sancito che gli atti di accertamento per cui i termini di decadenza (calcolati senza tenere conto del periodo di sospensione) scadono nel periodo compreso fra l’8 marzo ed il 31 dicembre 2020 vengono emessi entro il 31 dicembre dell’anno 2020 e notificati fra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2021.

La lettura della norma evidenzia numerose criticità, ma quella di principale interesse in questa sede è quella relativa all’applicabilità o meno agli enti locali. Infatti il medesimo articolo 157 prevede anche:

“Al fine del differimento dei termini dì cui al presente articolo, l’elaborazione o l’emissione degli atti o delle comunicazioni è provata anche dalla data di elaborazione risultante dai sistemi informativi dell’Agenzia delle entrate, compresi i sistemi di gestione documentale dell’Agenzia medesima.”

“Con uno o più provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate sono individuate le modalità di applicazione del presente articolo”.

Tale previsione farebbe ipotizzare che il differimento previsto nell’art. 157 del Decreto Rilancio non sia applicabile agli Enti locali, ma solo agli atti emessi dall’Agenzia delle entrate.

Se questa fosse l’interpretazione, fatti salvi ulteriori chiarimenti e prese di posizione dell’Amministrazione Finanziaria, si potrebbe affermare che l’attività di accertamento e notifica da parte degli Enti locali non sarebbe interessata da questa previsione e continuerebbe con le ordinarie modalità ed entro gli ordinari termini di decadenza.

Qualora invece si dovesse ipotizzare che tale previsione fosse operativa anche con riferimento agli atti emessi dagli enti locali, letteralmente vi sarebbe qualche dubbio circa la possibilità di notificare nel 2020 agli atti in scadenza antro il 31.12.2020 (quindi anno 2014 in caso di omissione di dichiarazione ed anno 2015 in caso di rettifica della dichiarazione e/o “liquidazione”). In questo modo si creerebbe il seguente paradosso: si potrebbero notificare infatti gli avvisi relativi agli anni successivi (2016, 2017, 2018, 2019), in quanto non interessati dalla norma, ma per la notifica degli atti relativi al 2014 e 2015 occorrerebbe attendere il 2021.

Si tratta di una infelice formulazione della norma, non essendo ragionevole il rinvio della notifica per i soli atti relativi alle annualità più risalenti.

Inoltre, nulla è specificato circa gli elementi atti a provare l’emissione dell’accertamento, che deve comunque avvenire entro il 31/12/2020: a una possibile ipotesi è quella di far riferimento alla protocollazione dell’atto, mettendo al sicuro l’Ente a fronte di una richiesta di verificare in tal senso da parte del soggetto destinatario dell’atto. La data di generazione e del protocollo sono normalmente già presenti nell’avviso, il ché permetterebbe di evitare possibili future richieste di accesso agli atti.

 

Conclusioni

Tutto ciò premesso, una gestione pragmatica degli avvisi potrebbe essere la seguente:

  • tutti gli avvisi di accertamento (sia 2014-2015 prossimi alla prescrizione, che i successivi) possono essere emessi nel 2020;
  • per la notifica degli atti sarebbe opportuno attendere almeno il primo settembre, in via esclusivamente prudenziale (la Risoluzione 6/DF/20 permetterebbe comunque la notifica dell’atto nel periodo di sospensione, privo degli effetti esecutivi, ma onde evitare contestazioni meglio attendere settembre per la notifica di un atto “pieno”);
  • Se non sopraggiungeranno interpretazioni o posizioni ministeriali che offrono chiarimenti, entro il 31/12/2020 pare opportuno notificare gli avvisi di accertamento in decadenza a quella data (per dar seguito all’interpretazione letterale dell’art. 157, secondo cui tale previsione non si applicherebbe agli Enti locali, ma solo all’Agenzia delle entrate). Ovviamente qualora fosse chiarito (del caso, auspicabilmente in tempi brevi) che gli Enti locali devono comportarsi come l’Agenzia delle entrate, tali notifiche sarebbero da effettuare nell’anno 2021 ai sensi dell’art. 157 decreto Rilancio.
  • le annualità successive a quelle in decadenza al 31/12/2020 non sono normate in ambito Covid per gli Enti locali, pertanto ad oggi pare possibile affermare che seguono regole/termini ordinari di emissione e notifica.