L’acconto IMU ancorato alle regole transitorie

L’acconto IMU ancorato alle regole transitorie

La L.160/19 riscrive la disciplina IMU con decorrenza dal 2020, accorpando il gettito TASI; la nuova IMU che scaturisce è un tributo molto simile al precedente, ma che comunque presenta alcune peculiarità.

Un aspetto critico su cui soffermarsi in sede di determinazione dell’acconto 2020 è proprio la regola che il Legislatore ha scelto per tale calcolo, posto che accanto alla regola a regime ne è stata introdotta una transitoria dedicata al solo periodo d’imposta 2020.

La Legge di Bilancio 2020 introduce infatti un meccanismo per la determinazione dell’acconto che solo a prima vista pare banale, ma che in realtà finisce per complicare di molto le regole di calcolo, perché i casi che possono venirsi a creare sono evidentemente molti, non tutti equiparabili.

La regola a regime

L’art. 1 c. 762 della L. 160/19 prevede una disciplina regime che ricalca la regola già nota in passato, che è stata utilizzata per l’IMU e la TASI, ma ancora precedentemente anche per l’ICI:

Il versamento della prima rata é pari all’imposta dovuta per il primo semestre applicando l’aliquota e la detrazione dei dodici mesi dell’anno precedente

In altre parole occorre determinare l’imposta dell’anno per il quale si sta eseguendo il versamento facendo riferimento all’effettiva situazione di tale anno, in termini di quote di possesso degli immobili da parte del soggetto passivo, di consistenza degli immobili posseduti e relata base imponibile, nonché di eventuali esenzioni, riduzioni o altre agevolazioni che potrebbero trovare applicazione; il calcolo dell’acconto deve però essere determinato considerando i parametri di calcolo previsti per lo l’anno precedente, rinviando poi al saldo che viene versato alla fine dell’anno il compito di effettuare il conguaglio di quanto effettivamente dovuto, calcolando l’imposta dovuta per tutto l’anno e utilizzando le effettive delibere che ciascun singolo comune ha approvato per l’anno in corso.

E’ comunque prevista la possibilità di effettuare il versamento in unica soluzione alla scadenza prevista per l’acconto, utilizzando a tal fine già in sede di acconto le aliquote già deliberate per l’anno in corso.

Per il calcolo dell’imposta di deve far riferimento alle regole generali previste dal c. 761:

L’imposta è dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota e ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso. A tal fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per più della metà dei giorni di cui il mese stesso è composto è computato per intero. Il giorno di trasferimento del possesso si computa in capo all’acquirente e l’imposta del mese del trasferimento resta interamente a suo carico nel caso in cui i giorni di possesso risultino uguali a quelli del cedente. A ciascuno degli anni solari corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria.

Peraltro questo chiarisce una possibile anomalia che esisteva in passato, dove il mese durante il quale il possesso si era protratto per almeno quindici giorni era computato per intero. In talune situazioni di compravendita dell’immobile a metà del mese, vi sarebbe potuto essere il caso di imposta dovuta, per tale mese, da parte di entrambe le parti, cedente e acquirente. Oggi questo problema è superato visto che l’imposta è dovuta dal possessore dell’immobile per la maggior parte del mese.

La regola transitoria: il metodo “storico”

Per l’anno 2020 viene però stabilità una regola transitoria, applicabile per il solo periodo d’imposta 2020.

Il comma 762 della L. 160/19 prevede infatti che

“in sede di prima applicazione dell’imposta, la prima rata da corrispondere è pari alla metà di quanto versato a titolo di IMU e TASI per l’anno 2019”.

La richiamata previsione del comma 762 implica che il soggetto passivo dell’IMU corrisponda in sede di acconto la metà dell’importo versato nel 2019, che ai fini della TASI coincideva ovviamente con la sua sola quota, determinata ai sensi del comma 681 dell’art. 1 della L. 147/13 (ossia una quota compresa tra il 70% ed il 90% dell’imposta complessivamente dovuta, secondo le indicazioni del regolamento comunale).

Quindi, anche se nel 2020 la TASI è stata soppressa, in sede di acconto l’applicazione del metodo storico comporta la necessità di versare esattamente la metà di quanto versato lo scorso anno, compresa la TASI. Necessariamente questo importo sarà poi scorporato al momento in cui dovrà essere determinato il saldo IMU effettivamente dovuto per il 2020.

Questo metodo risulta semplificatorio nelle situazioni in cui non vi sono modifiche circa le quote di possesso, la consistenza e la base imponibile degli immobili, ovvero la destinazione di essi, in quanto è sufficiente verificare l’imposta complessivamente versata nel 2019 e dividere a metà tale importo. Evidentemente quando ci sono state delle modifiche rispetto al passato, tale metodo potrebbe portare a non poche complicazioni.

Il metodo “prospettico”

Una pedissequa applicazione di tale disciplina transitoria prevista per il 2020, introdotta dal comma 762, finirebbe in talune situazioni per portare verso situazioni paradossali; in alcune ipotesi obbligherebbe a versare imposta che poi risulterebbe a conguaglio non dovuta, obbligando il contribuente ad un versamento inutile e, conseguentemente, imponendo al comune la gestione di una posizione di rimborso. Evidentemente doveva essere trovata una soluzione per ovviare a questo paradosso.

A tale fine nella circolare 1/DF/20 sono introdotte alcune ipotesi derogatorie.

Va notato che tutte queste ipotesi appaiono come facoltative, potendo comunque il contribuente scegliere di versare in applicazione della regola transitoria, ossia la metà dell’imposta versata lo scorso anno.

Immobile ceduto nel corso del 2019

La prima situazione dove la regola transitoria si dimostra fallace è certamente il caso dell’immobile ceduto nel corso del 2019.

In questa situazione, evidentemente, applicando la regola base il contribuente finirebbe per versare l’acconto 2020 senza che in tale anno si manifesti il presupposto impositivo. Questa situazione porterebbe ad un inutile aggravio di oneri connesso all’attività di liquidazione del rimborso spettante con certezza al contribuente.

Pertanto, afferma il MEF, deve ritenersi più razionale la soluzione che tenga conto della condizione sussistente al momento del versamento, vale a dire l’assenza del presupposto impositivo.

Il contribuente potrà quindi applicare la regola a regime: calcolando l’acconto in misura pari all’imposta dovuta per il primo semestre applicando l’aliquota e la detrazione dei dodici mesi dell’anno precedente. Tale calcolo evidentemente porta a non dover versare alcun acconto.

Immobile acquistato nel corso del primo semestre 2020

Il caso contrario, quello di acquisto dell’immobile nel corso del 2020, porta invece un vantaggio finanziario al contribuente che comunque potrà non versare alcunché in sede di liquidazione dell’acconto per il periodo d’imposta 2020.

Infatti, il criterio transitorio ai fini del calcolo dell’acconto 2020 comporta che il contribuente non versi alcunché in occasione della prima rata, dal momento che nel 2019 l’IMU non è stata versata perché non sussisteva il presupposto impositivo (l’immobile, come detto è stato acquistato nel 2020).

Tuttavia, afferma il MEF, sembra percorribile anche la possibilità per il contribuente di versare l’acconto sulla base dei mesi di possesso realizzatisi nel primo semestre del 2020, tenendo conto dell’aliquota dell’IMU stabilita per l’anno precedente come previsto a regime.

Se al momento del versamento dell’acconto risulta che il comune già abbia pubblicato le aliquote IMU applicabili nel 2020, il contribuente può determinare l’imposta applicando le nuove aliquote pubblicate.

Il MEF analizza anche il caso di aliquote 2020 approvate prima dell’entrata in vigore della L. 160/19, quindi prima della revisione dell’IMU: in tal caso si osserva che, benché tali aliquote siano valide, con ogni probabilità sono destinate ad essere modificate dai comuni al fine di tenere conto delle novità contenute nella legge di bilancio 2020. Conseguentemente, sarebbe pertanto opportuno considerare le aliquote dell’IMU vigenti nel 2019 ed effettuare il conguaglio con le aliquote pubblicate al 28 ottobre 2020.

Immobili ceduti e acquistati nelle annualità 2019 e 2020

Nell’ipotesi in cui il contribuente abbia al contempo venduto un immobile nel 2019 e acquistato un altro immobile situato nel territorio dello stesso comune nel primo semestre del 2020 egli dovrà comunque versare l’acconto 2020 scegliendo tra i due metodi, storico o previsionale, da applicarsi obbligatoriamente ad entrambi gli immobili se questi sono ubicati nello stesso comune:

  • nel primo caso il contribuente verserà l’acconto 2020 per l’immobile venduto nel 2019, calcolato in misura pari al 50% della somma corrisposta nel 2019 a titolo di IMU e di TASI, mentre non verserà nulla per quello acquistato nel 2020.
  • nel secondo caso il contribuente verserà l’acconto 2020 per l’immobile acquistato nel primo semestre 2020, calcolato sulla base dei mesi di possesso nel primo semestre del 2020 e tenendo conto dell’aliquota dell’IMU vigente per l’anno 2019, mentre non corrisponderà l’IMU per l’immobile venduto nel 2019.

Quando i due immobili si trovano in comuni diversi, il contribuente può scegliere un diverso criterio per ciascun immobile. Pertanto potrebbe scegliere il previsionale per quello venduto e quello storico per quello acquistato, non versando nulla in sede di acconto (l’imposta in questo caso sarà interamente corrisposta a saldo).

Destinazione dell’abitazione ad altro uso

Nella circolare 1 vengono analizzati anche i casi di cambio di destinazione dell’immobile, in particolare immobile che erano stati o che sono divenuti abitazione principale; poiché l’abitazione principale è esente IMU (e pure lo scorso anno era esente tanto da IMU quanto da TASI) la situazione viene di fatto equiparata a quella di acquisto o cessione dell’immobile, in quanto viene acquisito o perso il presupposto impositivo.

Fabbricati rurali e merce

Nella circolare 1 viene anche esaminato il caso di due fattispecie che sino al 2019 erano esenti da IMU e tassate ai fini TASI, mentre dal 2020, visto l’assorbimento della TASI, sono divenute imponibili ai fini IMU: si tratta dei Fabbricati rurali strumentali (disciplinati dal comma 750) e dei fabbricati merce (disciplinati dal successivo comma 751).

A seguito all’abolizione della TASI, il MEF ritiene applicabili le considerazioni proposte nel caso di acquisto di immobile nel 2020, ossia la possibilità di utilizzare il metodo storico senza versare alcunché (questo afferma il MEF, in realtà il metodo storico richiederebbe di versare una quota di TASI versata lo scorso anno). Qualora si opti per la soluzione di versare l’acconto (con metodo prospettivo, si deve intendere), occorrere applicare l’aliquota di base pari allo 0,1% prevista dai commi 750 e 751, stante la non imponibilità delle fattispecie in esame nella previgente disciplina IMU.

Si deve anche sottolineare che per gli immobili in questione, laddove siano classificati nel gruppo catastale D, non opera la riserva statale, dal momento che i comuni possono azzerare la relativa aliquota, facoltà inibita nel caso di riserva statale.

Cambio quota di possesso

Nella circolare 1 viene altresì valutato il caso di immobile per il quale nel 2020 è mutata la quota di possesso; in questa ipotesi è preferibile seguire il criterio stabilito per l’anno di prima applicazione dell’IMU dal comma 762 ai fini dell’acconto 2020 (ossia applicazione del metodo storico).

Il fatto che sia “preferibile” non significa che sia obbligatorio, per cui il contribuente potrebbe altresì applicare il metodo previsionale.

Tale fattispecie contempla situazioni variegate che possono andare dal caso più semplice di compravendita.