Esenzione IMU immobili turistici

Esenzione IMU immobili turistici

Si deve segnalare un provvedimento del decreto rilancio finalizzato ad attenuare gli effetti negativi della crisi COVID19 sul settore turistico. L’art. 184 c. 1 del D.L rilancio introduce una esenzione dalla prima rata IMU relativa al periodo d’imposta 2020 per:

  • gli immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché gli immobili degli stabilimenti termali;
  • gli immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e gli immobili degli agriturismo, dei villaggi turistici, degli ostelli della gioventù, dei rifugi di montagna, delle colonie marine e montane, degli affittacamere per brevi soggiorni, delle case e appartamenti per vacanze, dei bed & breakfast, dei residence e dei campeggi, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate.

Il primo aspetto che va osservato è la stranezza di un’esenzione che riguardi una rata che, come noto è di acconto, posto che l’imposta viene conguagliata a saldo entro il 16 dicembre scomputando quanto versato in acconto, secondo quanto previsto dal c. 762 dell’art. 1 della L. 160; letteralmente, pertanto, l’imposta dovrebbe essere versata interamente a saldo.

Ciò posto, dalla lettura della relazione illustrativa che parla di “abolizione del versamento” si può intendere che tale importo non dovrebbe essere semplicemente rinviato, ma al contrario dovrebbe essere “abbuonato”. A questo punto il saldo si dovrà presumibilmente calcolare in maniera ordinaria, scomputando quanto si sarebbe dovuto versare a titolo di acconto (quindi uno scomputo di una sorta di “imposta figurativa”).

La seconda questione riguarda l’esatta individuazione degli immobili interessati dall’agevolazione; solo gli alberghi sono infatti individuati tramite la corrispondente categoria catastale, mentre gli altri immobili sono individuati in modo “descrittivo”.

Nell’esonero vengono incluse molte fattispecie, alcune di immediata identificazione, altre meno.

In particolar modo viene da interrogarsi circa cosa si debba intendere per “case e appartamenti per vacanze”; il fatto che il beneficio venga concesso “a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate” porta ad escludere che tale beneficio possa in alcun modo interessare le seconde case che ciascun contribuente utilizza in maniera diretta. Si deve preferire l’interpretazione che porterebbe il vantaggio alle strutture ricettizie extra-alberghiere di cui alla L. 135/01, limitandolo agli immobili che siano comunque destinati ad una attività.

Conseguentemente andrebbero esclusi anche gli appartamenti destinati alle locazioni brevi, in quanto non trattandosi di una attività (D.L. 50/17), il proprietario non può certo assumere la veste di “gestore delle attività ivi esercitate”.