No della Cassazione alle agevolazioni al coadiuvante agricolo

No della Cassazione alle agevolazioni al coadiuvante agricolo

La Suprema Corte di Cassazione, con le Ordinanze n. 11979/2017, n. 12422/2017, n. 12423/2017, per la prima volta, prende posizione in merito ad una delicata questione in materia di ICI (ma che può essere estesa ai fini IMU ed ai fini TASI dato il richiamo compiuto dalla normativa), che vedeva nel recente passato una presa di posizione da parte del MEF (nota 20535/2016) ed una presa di posizione seguente questa nota e di tenore contrario da parte dell’ANCI Emilia Romagna: si tratta della “finzione giuridica di non edificabilità” prevista dall’articolo 2, comma 1, lettera b) del D.Lgs.504 del 30.12.1992, e riservata ai Coltivatori Diretti o Imprenditori Agricoli Professionali iscritti nella previdenza agricola.

In sostanza, la Cassazione ha sancito che tale agevolazione (che dall’anno di imposta 2016 si tradurrebbe in esenzione) non debba estendersi ai coadiuvanti agricoli, anche se iscritti negli appositi elenchi “ex Scau”, di cui all’articolo 11 della Legge 9 del 9 Gennaio 1963: al contrario, il MEF proponeva, tramite la Nota sopra riportata, un’applicazione dell’agevolazione anche a favore dei coadiuvanti.

La diatriba ha visto impugnare tre distinti avvisi di accertamento con i quali il Comune Impositore chiedeva il versamento dell’ICI relativa agli anni di imposta 2005, 2006, 2007 con riferimento all’area edificabile di proprietà, così individuata dal Piano Regolatore Comunale, e concessa in affitto dalla proprietaria all’azienda agricola del figlio, della quale ella era, appunto, coadiuvante.

Secondo la ricorrente doveva applicarsi la previsione normativa di cui sopra e in forza della quale “sono considerati non edificabili i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti o dagli imprenditori agricoli professionali, sui quali persiste l’utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l’esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura e all’allevamento di animali”.

Il primo grado di giudizio vedeva la ricorrente soccombente, ma l’appello proposto ai Giudici Regionali trovava l’accoglimento delle proprie tesi difensive: di parere opposto i Giudici della Suprema Corte, secondo i quali non poteva trovare applicazione quanto disposto dall’articolo 2, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 504/1992, per mancanza del requisito soggettivo.

A parere di chi scrive, la tesi dei Giudici di Piazza Cavour è assolutamente condivisibile: così come esposto nel Comunicato dell’Anci Emilia Romagna, il coadiuvante agricolo, sia esso possessore e coltivatore del proprio terreno, non può accedere all’agevolazione (ora esenzione) per mancanza del requisito soggettivo in quanto semplicemente non è un soggetto individuato dalla normativa, non essendo né Coltivatore Diretto né Imprenditore Agricolo Professionale ma, appunto, Coadiuvante.

La disciplina sopra riportata, prevedendo delle agevolazioni (dal 2016 delle esenzioni), detta una deroga al principio della capacità contributiva ed è pertanto norma eccezionale insuscettibile di interpretazione analogica, per il divieto contenuto nell’art. 14 delle cosiddette Preleggi. In altre parole, e come già rilevato dalla giurisprudenza, la normativa Ici (ma anche quella IMU/Tasi) non può essere interpretata estensivamente fino a ricomprendere fattispecie di attività agricola che non siano imprenditoriali (fra tutte, CTP Modena, Sentenza 119/2/2012 del 14 Marzo 2012).

Paolo Salzano