ICI/IMU: il diritto di superficie si applica dalla stipula della convenzione

ICI/IMU: il diritto di superficie si applica dalla stipula della convenzione

La sentenza n.10549 del 3 maggio 2017 della Corte di Cassazione, chiarisce come non sia nelle possibilità del comune esentare un contribuente dal pagamento dell’ICI/IMU a fronte della stipula di una convenzione.

Il principio di riferimento, alla base della decisione presa, è quello per cui queste imposte sono state istituite per essere destinate alla raccolta dei mezzi necessari alla realizzazione delle finalità istituzionali dell’ente e la loro applicazione deve quindi essere, nel rispetto delle norme, totalitaria.

I Giudici si sono pronunciati in seguito all’impugnazione, da parte del proprietario di una struttura alberghiera da riqualificare, dell’avviso di accertamento Ici con il quale il Comune pretendeva il pagamento dell’Imposta per l’anno 2003. L’atto impositivo veniva annullato parzialmente dalla Commissione tributaria provinciale e la relativa sentenza veniva ulteriormente modificata in appello con la riduzione della base imponibile del 50%.

Il giudice del grado di appello riteneva che il diritto di superficie e il pertinente carico tributario decorressero fin dalla stipula delle convenzioni, con le quali il Comune aveva affidato alla contribuente la riqualificazione della struttura alberghiera, concedendole di realizzarvi e gestirvi un parcheggio interrato e un centro talassoterapico. Il giudice del gravame precisava che il debito tributario non era stato oggetto di una valida esenzione convenzionale, ma riduceva ulteriormente l’imponibile del 50% per l’incidenza dei lavori sul valore dell’area.

I Giudici della Cassazione hanno rigettato il ricorso della contribuente che insisteva nell’affermare l’esistenza di una valida esenzione convenzionale dell’imposta, partendo dalla definizione civilistica del diritto di superficie che è: “il diritto di fare e mantenere al disopra del suolo una costruzione a favore di altri, che ne acquista la proprietà”. La Corte inoltre specifica che: “la convenzione, sottoscritta tra contribuente ed ente impositore, non può in alcun modo prevedere ipotesi di esenzione del tributo, imposta o tassa che sia, in quanto l’ente impositore può rinunciare alla propria autonomia impositiva solo quando il titolo di esenzione è precisato nel precetto normativo”. Ne consegue quindi che, in presenza del presupposto impositivo, il contribuente è tenuto al pagamento del tributo, salvo che non ricorrano le ipotesi di esenzione o altre forme di agevolazione espressamente previste dalla legge.

E ancora, l’obbligazione tributaria non può essere barattata con altre forme di corrispettivo, anche se, in ipotesi, risultassero più convenienti.

La Corte si era espressa in analoga maniera già in ambito Rifiuti la cui tassa, essendo destinata al procacciamento dei mezzi necessari alla realizzazione delle finalità istituzionali del comune, deve essere applicata “ uniformemente nei confronti di tutti coloro che la legge individua come soggetti passivi, con conseguente inderogabilità convenzionale di tale obbligo da parte dell’ente locale e nullità delle relative clausole di esonero dall’obbligazione”.