Imposta sulla Pubblicità: il Cimp non è applicabile nelle sale cinematografiche

Imposta sulla Pubblicità: il Cimp non è applicabile nelle sale cinematografiche

La Ctr Liguria, con la sentenza n. 230/1/2019 ha confermato che, il CIMP (canone di installazione di mezzi pubblicitari) per la pubblicità trasmessa all’interno delle sale cinematografiche, non è più dovuto a decorrere dal 12 agosto 2012. La vicenda trae origine dalla richiesta di rimborso presentata ad un comune ligure da una società pubblicitaria relativamente ai canoni versati successivamente al 12 agosto 2012 data in cui l’art. 51-bis, comma 3, Dl 83/2012, convertito con modificazioni dalla legge 134/2012, ha escluso il versamento dell’imposta di pubblicità in relazione alla pubblicità trasmessa nelle sale cinematografiche. In primo grado il ricorso della Società era stato respinto in quanto, secondo i Giudici, la scelta del legislatore del 2012 sarebbe stata chiaramente orientata nel senso di disporre la sola esclusione da tassazione per l’imposta comunale sulla pubblicità e non anche sul canone.

Occorre rilevare però che l’Imposta sulla Pubblicità e il CIMP hanno la medesima natura tributaria e quindi operano in presenza dei medesimi presupposti. Ne consegue che, con il venir meno dell’obbligo di versamento dell’Imposta sulla Pubblicità, anche il canone di installazione dei mezzi pubblicitari non trova applicazione.

Impugnata la sentenza della Ctp, in secondo grado la Società ha inoltre evidenziato come il giudizio dei Giudici provinciali era in netto contrasto con i principi di capacità contributiva e di uguaglianza di cui agli articoli 53 e 3 della Costituzione: infatti, mettendo in pratica quanto sancito dalla Ctp, lo stesso messaggio pubblicitario sarebbe esente da tributo nei Comuni che adottano l’Imposta comunale sulla Pubblicità, mentre sarebbe tassato nei Comuni che adottano il canone di installazione. I Giudici regionali hanno accolto il ricorso appoggiando le argomentazioni della ricorrente ritenendo che, proprio in virtù della norma introdotta nel 2012: la particolare forma di pubblicità non può essere assoggettabile né ai fini dell’Imposta né del CIMP. Già la Corte Costituzionale si era pronunciata nel 2009 evidenziando come il CIMP è in realtà una “mera variante dell’imposta comunale sulla pubblicità” e quindi “conserva la qualifica di tributo propria di quest’ultima”.