TARI: il caos dei rifiuti assimilati

TARI: il caos dei rifiuti assimilati

Chi si aspettava la proroga per le novità del Dlgs 116/2020 in tema di assimilazione dei rifiuti agli urbani, è rimasto deluso. Dal 1° gennaio 2021 sono efficaci le norme relative all’abrogazione della possibilità per i Comuni di disporre, per via regolamentare, l’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani, alla fuoriuscita dal perimetro dell’assoggettamento alla tassa rifiuti delle attività agricole, anche per connessione, all’incertezza circa il regime da applicare alle industrie, ed infine, alla possibilità comunque riconosciuta a tutte le utenze non domestiche di uscire dal perimetro del pubblico servizio.

L’art. 198, comma 2-bis del Dlgs n. 116 prevede che le “utenze non domestiche possono conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani previa dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi. Tali rifiuti sono computati ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani”. Questo lascerebbe presupporre che le utenze saranno comunque tenute al pagamento della quota fissa della Tariffa, ma l’impatto del disposto sul regime di determinazione delle tariffe è quantomeno importante. E’ evidente infatti che se l’uscita dal servizio pubblico di numerose utenze (e quindi minor introito) avvenisse dopo l’approvazione delle tariffe per l’anno, sarà praticamente impossibile coprire tutti i costi fotografati nel Pef. Alcune regioni, in testa l’Emilia-Romagna, hanno regolamentato soprattutto l’aspetto dichiarativo fissando le date di presentazione della dichiarazione e la presentazione della documentazione idonea ad evidenziare i quantitativi presunti e l’esistenza di un accordo contrattuale per lo smaltimento. C’è necessità di chiarire diversi aspetti che necessariamente devono trovare un accordo tra le disposizioni contenute nel Dlgs 116/2020 e la normativa speciale Tari (legge 147/2013). I chiarimenti dovrebbero altresì arrivare entro il 31 gennaio, termine ultimo per approvare i bilanci di previsione, ed entro tale data occorrerà approvare le aliquote, tariffe e le modifiche regolamentari. Bisognerà infatti intervenire sulle norme regolamentari, che recependo il comma 649 della legge 147/2013, hanno disciplinato le riduzioni per chi “avvia al riciclo” rifiuti speciali assimilati, che non esistono più. Viste le nuove disposizioni si dovrebbero ora prevedere riduzioni per le frazioni di “rifiuti urbani” prodotti dalle imprese che sono “avviati al recupero” privatamente, perché la fuoriuscita dal servizio comporta l’impossibilità di conferire anche una sola frazione di rifiuto urbano al servizio pubblico, quando invece, quasi sicuramente vi saranno imprese che in parte si appoggeranno ancora al pubblico.