ICI/IMU: l’inagibilità non va documentata se nota al Comune

ICI/IMU: l’inagibilità non va documentata se nota al Comune

La Corte di Cassazione lo scorso 4 dicembre si è pronunciata in merito agli immobili inagibili. In particolare, con l’ordinanza n. 28921/17, i giudici hanno stabilito che, in tema di Ici/Imu, qualora l’immobile sia dichiarato inagibile, l’imposta va ridotta, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, Dlgs n. 504/1992, nella misura del 50% anche in assenza di richiesta del contribuente. La motivazione risiede nel principio di collaborazione e buona fede che deve determinare i rapporti tra ente impositore e contribuente al quale, per i motivi sopra citati, non può essere chiesta la prova di fatti già noti al Comune attraverso diversa documentazione.

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento notificato da un Comune ad un contribuente con la richiesta di versamento dell’Ici dal 2009 al 2011. Il contribuente impugnava gli atti in commissione tributaria provinciale la quale accoglieva il ricorso, ritenendo valida la sussistenza dell’inagibilità dell’immobile. Decisione questa confermata anche in secondo grado. Da qui la decisione dell’Ente di ricorrere in Cassazione adducendo a motivazione il fatto che l’inagibilità del fabbricato era stata certificata alla fine del 2012 e non poteva avere effetto retroattivo.

Quest’ultima tesi, secondo i giudici della Cassazione, trova fondamento; ai sensi dell’art. 8 comma 1 del Dlgs 504/92 l’immobile dichiarato inagibile e di fatto inutilizzabile gode dell’agevolazione del 50% dell’imposta relativamente all’anno nel quale avviene la certificazione e negli anni successivi qualora non sussistano condizioni di fatto differenti.

Nel caso di specie, se è vero che il contribuente non deve essere produrre alcunché se i fatti, che determinano l’esenzione d’imposta, sono da un punto di vista documentale noti all’ente impositore, tuttavia, il Comune aveva nota la situazione che poteva manifestare efficacia solo pro futuro. Da qui la decisione dei Giudici di cassare la sentenza della Ctr con rinvio in quanto il contribuente, non potendo chiedere l’estensione retroattiva della certificazione comunale, deve produrre idonea documentazione attestante la condizione per la quale richiede l’agevolazione nel periodo antecedente la certificazione di inagibilità stessa, ovvero dal 2009 al 2011.

La sentenza richiamata offre alcune indicazioni interessanti. Prima di tutto viene confermato come lo stato di inagibilità si deve “presumere” come noto anche all’ufficio tributi se questo era noto ad altro ufficio del Comune (possiamo dire che il Comune viene visto in maniera unitaria, senza possibilità di tenere separata la gestione dei tributi), tesi comunque non nuova in quanto già recata da diverse sentenze precedenti. Quindi, formalmente, il contribuente non aveva obbligo di comunicare l’Inagibilità per ottenere la riduzione ai ICI (oggi diremmo IMU/TASI, visto che i presupposti sono analoghi).

La presente sentenza indica comunque come questo stato di degrado risultava da una certificazione emessa successivamente al periodo accertato (per la precisione, al 31 dicembre di quell’anno), e quindi risultava inefficace in relazione a tale periodo d’imposta, perché ad essa non può automaticamente essere attribuito effetto retroattivo; ma, al riguardo, viene anche affermato come vi è la possibilità di provare tale situazione di dissesto dell’immobile anche per il passato, prova che comunque deve essere resa dal contribuente.