IMU abitazione principale: coniugi con residenze separate

IMU abitazione principale: coniugi con residenze separate

I Giudici della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2194/2021, hanno ribadito che, se due coniugi non risiedono anagraficamente nella medesima abitazione, questa non può godere dell’agevolazione per abitazione principale ai fini IMU.

La vicenda trae origine da avvisi di accertamento Imu notificati ad una contribuente per un’abitazione alla quale il Comune aveva disconosciuto il diritto di usufruire dell’agevolazione per abitazione principale. A motivazione dell’atto, l’Ente asseriva che il disconoscimento dell’agevolazione era legittimo in quanto la contribuente e il coniuge risiedevano anagraficamente in due Comuni diversi e quindi non era possibile ricondurre la dimora abituale dell’intero nucleo familiare a quell’immobile. La Commissione tributaria regionale aveva accolto la tesi della contribuente, confermando il giudizio di primo grado e sostenendo che non poteva ritenersi che la dimora abituale della famiglia fosse quella ricollegabile alle risultanze anagrafiche del marito oppure quella ricollegabile alle risultanze anagrafiche della moglie. Spettava quindi all’Ente, secondo i Giudici, il compito di dimostrare che la contribuente avesse già beneficiato dell’agevolazione prevista per la “prima casa” con riguardo all’abitazione di residenza del coniuge.

I Giudici della Cassazione, di diverso parere, hanno ribadito il concetto per il quale l’esenzione prevista per l’abitazione principale si configura non soltanto quando il possessore e il suo nucleo familiare dimorano stabilmente nell’immobile, ma quando contestualmente vi risiedono anagraficamente.

E’ opportuno infatti ricordare come l’articolo 13, comma 2, del Dl 201/2011 definisce “abitazione principale” ai fini dell’Imu l’unità immobiliare abitativa nella quale il possessore e i componenti del suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Ne consegue quindi che se viene a mancare uno dei due requisiti l’unità immobiliare non può definirsi abitazione principale.

In tal senso la Cassazione già si era espressa con la sentenza 20368 del 31 luglio 2018.

Dal 2012, inoltre, il concetto di abitazione principale si è arricchito di un ulteriore requisito. L’abitazione, infatti, deve essere destinata a dimora e residenza anagrafica del possessore e dei suoi familiari, e a nulla rilevano le motivazioni per le quali due coniugi hanno assunto residenze separate a meno di fratture nel rapporto coniugale che farebbero venir meno il concetto di nucleo familiare. Anche su questo aspetto la giurisprudenza si è recentemente pronunciata proponendo una tesi rigorosa per la quale la frazione del rapporto deve essere formalizzata, quindi una separazione legale o consensuale, ed una tesi più morbida che ammette la separazione di fatto o meglio in attesa di essere formalizzata.