Le regole per il saldo IMU e TASI 2019: scadenze e verifica delle aliquote

Le regole per il saldo IMU e TASI 2019: scadenze e verifica delle aliquote

In attesa dell’unificazione IMU e TASI che dovrebbe avvenire nel 2020 ad opera dei provvedimenti di fine anno, il prossimo 16 dicembre è in scadenza il saldo IMU e TASI nella “vecchia versione”.

Mentre l’acconto è stato determinato sulla scorta di aliquote e detrazioni previste per l’anno precedente, nel calcolo del saldo entrano in campo i nuovi parametri deliberati dai Comuni per il 2019, a patto che le relative deliberazioni siano state pubblicate sul sito del MEF entro lo scorso 28 ottobre; in caso contrario, anche il saldo sarà operato con le stesse aliquote già utilizzate per il calcolo dell’acconto. Nel presente focus andremo a riepilogare per sommi capi le regole applicative di liquidazione dell’imposta con riferimento alla scadenza di dicembre.

In relazione al saldo 2019 si deve rammentare lo sblocco delle aliquote IMU e TASI. Infatti, sin dalla Legge di Stabilità 2016 il legislatore aveva stabilito tanto il blocco agli incrementi delle aliquote dei tributi locali, quanto la possibilità per i Comuni di confermare la maggiorazione dello 0,8 per mille deliberato ai fini TASI; tali previsioni sono state confermate dalla legge di bilancio del 2017 e del 2018.

La legge di bilancio 2019 interviene sul tema solo in relazione alla maggiorazione dello 0,8 per mille. Al riguardo il c. 1133 della lettera b) stabilisce che per l’anno 2019 i Comuni che hanno deliberato in tal senso possono continuare a mantenere con espressa deliberazione del consiglio comunale la stessa aliquota confermata per gli anni 2016, 2017 e 2018.

Non vi è invece traccia della previsione riguardante il blocco delle aliquote, il che consentirebbe quindi ai Comuni di modificarle rispetto agli anni precedenti, anche in aumento.

Legge di bilancio 2019: gli interventi sulle aliquote

a) Sblocco delle aliquote

b) Confermata deroga 0,8 per mille sulle aliquote TASI

La TASI, tassa sui servizi indivisibili, è stata introdotta per integrare il gettito IMU; originariamente era stata introdotta con l’evidente finalità di giustificare il prelievo a carico dei fabbricati destinati ad abitazione principale. Da quando l’esenzione per abitazione principale è stata estesa anche a tale fattispecie è evidente che il mantenimento di due diversi tributi ha poco senso, visto l’allineamento delle basi e delle fattispecie imponibili (non va dimenticato che vi sono comunque delle differenze, quali ad esempio i terreni a destinazione agricola ed i fabbricati utilizzati da soggetto diverso rispetto al possessore).L’IMU è il principale tributo comunale che viene pagato dai contribuenti in autoliquidazione. Ad esclusione dei fabbricati di categoria D, il cui gettito va in parte al comune di ubicazione ed in parte all’erario (e quindi sarà importante indicare nel modello F24 i corretti codici tributo, separando la quota destinata allo Stato il cui versamento va indicato il codice tributo 3925, dalla quota ad appannaggio del Comune che andrà versata con il codice tributo 3930), mentre in relazione a tutti gli altri immobili detto gettito è destinato alle casse comunali.

Come noto, IMU e TASI vanno calcolate sui mesi di possesso, conteggiando per intero il mese nel quale il possesso o la detenzione si sono protratti per almeno 15 giorni. Nel caso di acquisizione in corso d’anno, il calcolo deve essere parametrato al periodo di possesso (se, ad esempio, il contribuente ha acquistato il fabbricato nei primi quattrodici giorni del mese di ottobre, l’imposta andrà rapportata ai nove dodicesimi dell’imposta complessivamente dovuta, visto che il mese di ottobre non rileva a causa del possesso inferiore a quindi giorni).

Le regole per il saldo

I due tributi comunali (ai fini IMU occorre riferirsi all’art. 13, co. 13-bis del DL 201/11; ai fini TASI la norma di riferimento è invece l’art. 1 c. 688 della L. 147/13) vedono allineate le date di riferimento per gli adempimenti di versamento:

  • entro il 16 giugno (quest’anno 17 perché il 16 cadeva di domenica) era dovuto il versamento in acconto, sulla base delle aliquote e delle detrazioni vigenti nel corso del periodo d’imposta precedente;
  • entro il 16 dicembre i contribuenti dovranno invece provvedere al versamento a saldo. Il versamento della seconda rata è eseguito, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata, sulla base degli atti pubblicati sul sito internet del Ministero delle Finanze alla data del 28 ottobre di ciascun anno di imposta.

Qualora il contribuente abbia provveduto a giugno al versamento in unica soluzione (applicando quindi già da subito le aliquote 2019), a saldo non sarà dovuto alcun ulteriore versamento.

Per eseguire il versamento dell’IMU e della TASI è possibile utilizzare:

  • gli appositi bollettini postali, ovvero in alternativa,
  • il modello F24 nella sezione “IMU e altre imposte locali”, ricordando che gli importi da indicare sul modello F24 devono essere arrotondati all’unità di euro e occorre verificare sul regolamento comunale quale sia la soglia per il minimo di versamento. Il modello F24, a differenza dei bollettini postali, offre la possibilità di utilizzare in compensazione eventuali crediti d’imposta vantati dal contribuente (anche qualora sia stato presentato il modello 730, se il contribuente ha indicato nel quadro “I” l’ammontare del credito che si è tenuto a disposizione).

Il versamento va eseguito utilizzando gli specifici codici tributo approvati:

  • per quanto riguarda l’IMU, con la RM 35/E del 12 aprile 2012 e con la RM 33/E del 21 maggio 2013
  • per quanto riguarda la TASI, con la RM 46/E del 24 aprile 2014

 

IMU

Codice tributo Immobile Destinatario versamento
3912 Abitazione principale e pertinenze Comune
3913 Fabbricati rurali strumentali (diversi da D) Comune
3914 Terreni Comune
3916 Aree fabbricabili Comune
3918 Altri fabbricati Comune
3925 Fabbricati D Stato
3930 Fabbricati D (incremento) Comune

 

 

TASI
Codice tributo Immobile Destinatario versamento
3958 Abitazione principale e pertinenze Comune
3959 Fabbricati rurali ad uso strumentale Comune
3960 Aree fabbricabili Comune
3961 Altri fabbricati Comune

 

Il modello F24, a differenza dei bollettini postali, offre la possibilità di utilizzare in compensazione eventuali crediti d’imposta vantati dal contribuente. Sotto il profilo della gestione dei versamenti occorre tenere in considerazione quanto previsto dal DL 193/16, che consente l’utilizzo del modello F24 cartaceo ai contribuenti “privati”, indipendentemente dall’importo versato; va inoltre ricordato quanto previsto dal successivo DL 50/17, che prevede l’obbligatorio utilizzo, da parte dei contribuenti titolari di partita IVA dei servizi telematici dell’agenzia delle entrate (telematico “pesante”) per ogni tipo di compensazione, indipendentemente dall’importo. Va peraltro ricordato che i soggetti titolari di partita IVA hanno in ogni caso il divieto di utilizzo del canale cartaceo ma, in ogni caso, devono utilizzare il canale telematico; pertanto, anche nel caso di modello senza compensazioni, essi comunque dovranno utilizzare i servizi di pagamento bancari home banking (telematico “leggero”).

Entrambi i tributi vengono versati a favore del Comune di ubicazione dell’immobile, ad eccezione dei fabbricati di categoria catastale D, per i quali è previsto il versamento a favore dell’erario con riferimento all’aliquota dello 0,76%, mentre il Comune può stabilire un incremento di aliquota (sino al 0,3%, portando l’aliquota su tali fabbricati al 1,06%); tale differenza confluirà alle casse locali (la distinzione tra le due quote va operata utilizzando opportunamente i diversi codici tributo, 3925 e 3930).

Come noto, IMU e TASI vanno calcolate sui mesi di possesso, conteggiando per intero il mese nel quale il possesso o la detenzione si sono protratti per almeno 15 giorni. Nel caso di acquisizione in corso d’anno il calcolo deve essere parametrato al periodo di possesso (se, ad esempio, il contribuente ha acquistato il fabbricato nei primi quindici giorni del mese di maggio, la prima rata deve essere calcolata in ragione del 50% dell’imposta dovuta su otto dodicesimi).

Le aliquote applicabili ed i relativi vincoli

Per le diverse tipologie di immobili devono in via generale essere calcolati entrambi i tributi:

  • Ai fini IMU abitazioni principali e pertinenze, fabbricati assimilati, fabbricati rurali strumentali e immobili invenduti non locati sono esenti, mentre tale imposta è dovuta su tutti gli altri fabbricati, sui terreni agricoli e sulle aree edificabili.
  • Ai fini TASI sono invece i terreni agricoli ad essere esentati dal prelievo, mentre l’imposta è dovuta (in via generale) su tutti gli altri immobili, ad esclusione dell’abitazione principale.
TIPOLOGIE DI IMMOBILI ASSOGGETTATE ALL’IMU ASSOGGETTATE ALLA TASI
FABBRICATI IN GENERE SI SI
ABITAZIONI PRINCIPALI ED EQUIPARATE (e relative pertinenze) NO

(solo A/1 A/8 A/9)

NO

(solo A/1 A/8 A/9)

FABBRICATI RURALI STRUMENTALI NO SI
TERRENI AGRICOLI SI NO
AREE FABBRICABILI SI SI
FABBRICATI INVENDUTI DAL COSTRUTTORE E NON LOCATI NO SI

 

Le aliquote IMU

Per l’IMU sono presenti i seguenti vincoli:

  • È prevista un’aliquota di base, fissata allo 0,76 per cento, che i Comuni possono aumentare o ridurre sino a 0,3 punti percentuali (quindi il range dell’aliquota ordinaria sarà compreso tra 0,46 e 1,06 per cento).
  • Per l’abitazione principale (nelle poche situazioni in cui questa risulta imponibile, come nel caso di immobili di categoria A/1, A/8 e A/9 e relative pertinenze) può essere prevista un’aliquota pari allo 0,4 per cento. I Comuni possono modificare, in aumento o in diminuzione, la suddetta aliquota sino a 0,2 punti percentuali (quindi il range dell’aliquota ordinaria sarà compreso tra 0,2 e 0,6 per cento). Peraltro per l’abitazione principale è prevista anche l’applicazione della detrazione.

Abitazione principale e relative pertinenze

a) di lusso (cat. A/1, A/8 e A/9) – esente

b) NON di lusso (cat. diverse dalle precedenti) – Aliquota ridotta (IMU+TASI à MAX 6 per mille)

  • I Comuni possono inoltre ridurre l’aliquota di base fino allo 0,4 per cento nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’articolo 43 TUIR, ovvero nel caso di immobili posseduti da soggetti IRES, ovvero nel caso di immobili locati.

L’art. 56 del DL 1/12 prevedeva, inoltre, che i Comuni potessero ridurre l’aliquota di base fino allo 0,38 per cento per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che fosse mantenuta tale destinazione senza locazioni, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dall’ultimazione dei lavori. Sul punto il DL 102/13 ha introdotto a regime l’esenzione a favore degli immobili posseduti dal costruttore, non locati e destinati alla vendita; tale esenzione non opera con riferimento alla TASI.

Aliquote IMU Aliquota minima Aliquota di base Aliquota massima
Ordinaria 0,46% 0,76% 1,06%
Abitazione principale

Esente

Abitazione principale

(A/1 – A/8 – A/9)

0,2% 0,4% 0,6%
Rurali strumentali 0,1% 0,2%  
Fabbricati “strumentali” 0,4% 0,76% 1,06%

Invenduto, per i costruttori

Esente

Fabbricati di categoria D   0,76% 1,06%

 

Ai fini IMU, più in generale, la CM 3/DF/12 ribadisce che al Comune è riconosciuta la potestà di diversificare le aliquote all’interno dei limiti minimi e massimi stabiliti dalla legge, nel rispetto dei criteri generali di ragionevolezza e non discriminazione. I limiti minimi e massimi sono invalicabili da parte del Comune.

Il Comune, nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, può esclusivamente manovrare le aliquote, differenziandole sia nell’ambito della stessa fattispecie impositiva, all’interno del gruppo catastale, con riferimento alle singole categorie; tale diritto di diversificare le aliquote deve essere sempre esercitata nel rispetto dei criteri generali di ragionevolezza e non discriminazione, il che significa che nello stabilire diverse aliquote il Comune deve perseguire una logica differenziazione, con finalità di agevolare alcune situazioni o disincentivarne altre (ad esempio, immobili tenuti sfitti per diversi anni).

Le aliquote TASI

La determinazione dell’aliquota TASI è più difficoltosa visto che sono presenti degli effetti incrociati tra le due imposte, da tenere in debita considerazione: l’aliquota effettivamente applicabile per la TASI dipende da quella fissata per l’IMU. L’Ente ha infatti facoltà di determinare l’aliquota TASI tenendo comunque in considerazione i seguenti vincoli:

  • per i fabbricati rurali ad uso strumentale l’aliquota massima della TASI non può comunque eccedere il limite dell’1 per mille, ossia l’aliquota base del tributo. Poiché il limite dell’aliquota 2013 era il 2 per mille, per tali immobili la verifica complessiva della somma di aliquota IMU e TASI porterebbe ad un limite teorico appunto del 2 per mille. Però, poiché detti immobili, da un lato sono esclusi dall’IMU a norma del comma 708 della L. 147/2013, mentre dall’altro sono assoggettati ad un’aliquota TASI che, ai sensi del comma 678, non può comunque superare l’1 per mille (limite specifico), la conseguenza è che l’aliquota massima TASI applicabile è limitata all’1 per mille (la parte eccedente che va dall’1 al 2 per mille non può essere “riempita” dall’IMU proprio perché tale tributo non è applicabile ai fabbricati rurali). Peraltro va notato come la formulazione della norma che fissa il limite specifico per i fabbricati rurali escluda che la relativa aliquota possa superare l’1 per mille, ragione per cui non resta che concludere, come confermato dalla circolare 2/DF/2014, che per tali immobili non può trovare applicazione la maggiorazione dello 0,8 per mille.
  • Per i fabbricati invenduti delle imprese di costruzione, destinati alla vendita ed in ogni caso non locati, è prevista un’aliquota del 1 per mille, che il Comune può elevare sino al 2,5 per mille, ovvero ridurre sino a zero.
  • la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU, per ciascuna tipologia di immobile, non può essere in ogni caso superiore all’aliquota massima consentita per l’IMU, quindi si deve fare riferimento ad un tetto fissato al 10,6 per mille per la generalità degli immobili, ovvero ad altre minori aliquote in relazione alle diverse tipologie (ossia il 6 per mille per le abitazioni principali, ove tale imposta sia dovuta, come nel caso dei fabbricati di lusso).
  • Come per gli scorsi anni, è prevista la possibilità, a favore dei Comuni, di derogare a tale ultimo limite per un ammontare complessivamente non superiore allo 0,8 per mille, comunque solo confermando un incremento già precedentemente introdotto. Tale aspetto deve essere verificato con particolare attenzione, perché agisce sul vincolo incrociato di cui si è appena detto.

Da alcuni anni è prevista una specifica riduzione a favore dei fabbricati dati in locazione con contratti agevolati; sia ai fini IMU che ai fini TASI è prevista una riduzione al 75% (quindi lo sconto è pari al 25%) dell’aliquota stabilita per i fabbricati destinati a locazione con canone concordato.

Da evidenziare che il Comune potrebbe aver previsto una specifica aliquota agevolata per gli immobili oggetto di locazione concordata, nel qual caso la riduzione si applica alla specifica aliquota decisa dal Comune per i fabbricati locati con tali contratti.