Abitazione principale ai fini IMU e TASI: un nuova interpretazione sulla rilevanza della residenza dei familiari

Abitazione principale ai fini IMU e TASI: un nuova interpretazione sulla rilevanza della residenza dei familiari

Un recente linea interpretativa della giurisprudenza di merito interviene sulla corretta definizione di abitazione principale ai fini IMU. Si tratta di una posizione che si discosta dall’interpretazione proposta dal Ministero nella celebre circolare 3/DF del 18 maggio 2012: secondo diverse sentenze pronunciate dalla CTR della Lombardia, sezione staccata di Brescia (si segnalano le recenti sentenze 1287/18 e 2573/18), il vincolo della residenza e del domicilio dei componenti del nucleo familiare risulterebbe operativo per il riconoscimento dell’esenzione IMU anche se i diversi immobili utilizzati dai familiari dovessero essere ubicati in comuni diversi.

I familiari

Ai fini Imu (ma la stessa disciplina risulta essere applicabile anche alla Tasi), sotto il profilo anagrafico, è richiesto il duplice requisito della dimora abituale e della residenza anagrafica nell’immobile per il quale si invocano le agevolazioni; al riguardo il DL 16/12 aveva introdotto un vincolo riguardante i soggetti facenti parte del nucleo familiare. Occorre ricordare la formulazione letterale dell’art. 13 c. 2 del DL 201/11, almeno per il paragrafo che in questa sede interessa:

“Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile.”

Lo scopo di tale norma è quello di evitare comportamenti elusivi nell’applicazione delle agevolazioni per l’abitazione principale. La prima parte di tale previsione è simile a quanto, in ambito ICI, previsto dall’art. 8 c. 2 del D.Lgs. 504/92: tale disposizione comportava il disconoscimento dell’agevolazione quanto i coniugi avevano dimora (il parametro rilevante ai fini del vecchio tributo comunale) in diversi immobili.

La questione è stata affrontata anche dalla giurisprudenza di legittimità: affinché un immobile potesse essere considerato abitazione principale del contribuente ai fini ICI non era sufficiente che il contribuente avesse stabilito la propria dimora in tale immobile, ma era necessario che anche la famiglia dimorasse nell’immobile in questione. Sul punto è intervenuta la Cassazione (sentenza 14389 del 15 giugno 2010) – e sulla medesima linea interpretativa consta anche la risposta all’interrogazione parlamentare 5-04345 del 9 marzo 2011 – che ha confermato come ai fini ICI, per individuare l’abitazione principale occorreva valutare la “residenza della famiglia”, quindi come luogo ove dimorava l’intero nucleo familiare. Per la verifica della dimora del nucleo familiare, il Legislatore aveva preso come riferimento il luogo ove i due coniugi convivevano.

Se, ad esempio, il marito dimorava a Milano e la moglie dimorava a Rimini, su nessuno dei due immobili era applicabile l’agevolazione per abitazione principale.

IMU: la posizione ministeriale

Sulla questione, il MEF si è espresso evidenziando una lettura molto restrittiva della previsione contenuta nell’art. 13 DL 201/11.

Nella CM 3/DF/12 si legge come “la norma deve essere interpretata in senso restrittivo, soprattutto per impedire che, nel caso in cui i coniugi stabiliscano la residenza in due immobili diversi nello stesso comune, ognuno di loro possa usufruire delle agevolazioni dettate per l’abitazione principale e per le relative pertinenze.”

In altre parole, la seconda parte della norma richiamata, secondo il Mef, sarebbe una specificazione della prima: mentre viene regolamentato il caso di abitazioni ubicate nell’ambito dello stesso comune, secondo il dipartimento fiscale, “il legislatore non ha, però, stabilito la medesima limitazione nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in comuni diversi, poiché in tale ipotesi il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in un altro comune, ad esempio, per esigenze lavorative.”

Si tratta di una lettura molto limitante, che nella sostanza disinnesca la portata della disposizione in commento. In realtà, non vi sono evidenze che la norma abbia intenzione di limitare il vincolo al solo caso di due immobili ubicati nello stesso comune.

IMU: la posizione della giurisprudenza di merito

Anzi, a ben vedere, l’ultimo periodo pare essere una concessione rispetto al requisito precedentemente espresso. Quindi, così interpretando, ad esempio:

  1. se il marito dimora e risiede nel proprio immobili ubicato a Milano e la moglie dimora e risiede nel proprio immobile ubicato a Venezia, sulla base di tale interpretazione occorrerebbe concludere che nessuno dei due beneficerebbe dell’agevolazione
  2. al contrario, al verificarsi della stessa situazione (coniugi che dimorano e risiedono in abitazioni diverse), ma con i due immobili ubicati nel medesimo comune, anche se in nessuno dei due formalmente abita l’intero nucleo familiare, comunque almeno uno dei due potrebbe beneficiare dell’agevolazione.

In tal senso si è espressa la CTR Lombardia segnalando come non si corretto disinnescare il limite nel caso di immobili ubicati in comuni diversi, preferendo una interpretazione in linea con quella già in precedenza consolidatasi con riferimento all’ICI.

In entrambe le sentenze richiamate, nel giudizio di appello la commissione tributaria condivide la posizione del comune appellante, riformando la sentenza pronunciata dalla commissione tributaria provinciale che aveva al contrario dato ragione al contribuente accertato.

In effetti, tale interpretazione pare più conforme al tenore letterale della norma, ben più di quella proposta dal Mef nella citata circolare; per tale motivo la CTR ha dato ragione al comune che ha disconosciuto l’agevolazione, evidenziando come le agevolazioni devono essere valutate in maniera rigorosa e non possono essere oggetto di interpretazione estensiva a casi non espressamente stabiliti dalla norma, richiamando al riguardo la sentenza della Cassazione 1113/2017.

Il vincolo dei familiari

Circolare 3/DF/2012   Giurisprudenza di merito
Il vincolo opera solo nel caso di immobili ubicati nello stesso comune   Il vincolo opera sempre, ma nel caso di immobili ubicati nello stesso comune almeno un immobile è agevolabile.