ICI: rimborso ed esenzione negati alla Fondazione

ICI: rimborso ed esenzione negati alla Fondazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 3528/2018, è intervenuta in merito al rimborso ICI negato da un Comune bresciano ad una Fondazione proprietaria di un immobile destinato ad Istituto di cura e ricovero di carattere scientifico. Nei primi due gradi di giudizio la contribuente si era vista accogliere le proprie ragioni, da qui il ricorso del Comune per Cassazione. L’ente, tra le motivazioni, ha eccepito inoltre il sopravvenire del giudicato della sentenza Ctr Lombardia n. 118/2013 che ha escluso la spettanza dell’esclusione Ici relativa allo stesso immobile con riferimento all’istanza di detassazione presentata dalla stessa Fondazione per il periodo di imposta 2004-2008 e negata dal giudice tributario sia in primo grado che in sede di appello.

Secondo i Giudici della Corte, per quanto riguarda la sentenza n. 118/2013 della Ctr Lombradia, passata in giudicato come dimostrato dal Comune con apposita certificazione ed avente ad oggetto il medesimo rapporto giuridico riferibile anche all’arco temporale di imposta in esame, avendo escluso l’applicabilità della esclusione Ici alla contribuente di cui è causa, preclude il riesame della stessa questione già valutata e risolta.

I Giudici inoltre non concordano sulla tesi della contribuente atta ad equiparare la struttuta ad un ente non commerciale. Per la Corte, infatti, la circostanza che l’attività di ricovero e cura fosse svolta dalla Fondazione in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Regionale, non trova riscontro con i dettami dell’art. 7, lettera i) del D.Lgs. n. 504/1992 il quale, impone “di considerare realizzate in senso non esclusivamente commerciale le attività sanitarie ed assistenziali le quali per modalità concreta si svolgano in maniera non orientata alla realizzazione di profitti, e in questo senso dunque complementare ed integrativa rispetto al servizio pubblico, senza che rilevi il mero fatto della esistenza di una convenzione pubblica con il Servizio Sanitario Nazionale alla base dell’attività stessa”. In buona sostanza, il requisito della natura non esclusivamente commerciale, secondo la Corte, va inteso come riferibile alle specifiche modalità di esercizio delle attività in questione, tali da escludere gli elementi tipici dell’economia di mercato come il lucro soggettivo e la libera concorrenza, e siano invece presenti le finalità solidaristiche. Di estrema importanza inoltre è il fatto che spettava alla Fondazione dimostrare che l’attività svolta nell’immobile non aveva le modalità di un’attività commerciale ma che finalità solidaristiche. I Giudici non hanno rilevato nulla in tal senso accogliendo quindi il ricorso del Comune.