Tassa Rifiuti: tariffe più basse per le camere d’albergo

Tassa Rifiuti: tariffe più basse per le camere d’albergo

In tema di Tassa sui Rifiuti la Corte di cassazione, si è espressa sulle tariffe applicabili agli alberghi. In particolare, con l’ordinanza n. 569/2020, ha stabilito che il Comune, in sede di deliberazione del regolamento e delle tariffe, può prevedere maggiorazioni del tributo per alcune aree dell’albergo e al tempo stesso prevedere delle riduzioni di tariffa per le aree adibite a camere rispetto a quelle destinate a parti comuni. La Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato da un Comune che contestava la decisione dei giudici regionali sulla presunta illegittimità del regolamento comunale nella parte in cui si differenziavano, ai fini Tarsu, gli alberghi dalle abitazioni private senza operare alcuna distinzione, in riferimento agli alberghi, tra le aree destinate esclusivamente a camere e quelle destinate a parti comuni, posto che solo per queste ultime era ipotizzabile una maggiore produzione di rifiuti rispetto alle abitazioni private.

La Suprema Corte ha più volte affermato la legittimità in ambito Rifiuti, della delibera comunale di approvazione del regolamento e delle tariffe in cui la categoria degli esercizi alberghieri viene distinta da quella delle civili abitazioni e assoggettata a una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime. La motivazione principale risiede nella maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto a una civile abitazione, e l’eventuale stagionalità dell’esercizio può semmai dar luogo, laddove siano previste, all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta.Se è vero che l’art. 69, comma 2, del Dlgs 507/1993 cita testualmente che “Ai fini del controllo di legittimità, la deliberazione deve indicare le ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe, i dati consuntivi e previsionali relativi ai costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica, nonché i dati e le circostanze che hanno determinato l’aumento per la copertura minima obbligatoria del costo ovvero gli aumenti di cui al comma 3”, ne consegue che la produttività di rifiuti connessa all’attività alberghiera “costituisce un esercizio di un potere discrezionale del Comune che non può essere oggetto di censura”.