Imposta sulla pubblicità: le immagini di google provano il messaggio pubblicitario

Imposta sulla pubblicità: le immagini di google provano il messaggio pubblicitario

In tema di Imposta sulla Pubblicità le immagini di Google sono utili a determinare la sussistenza del messaggio pubblicitario. Così hanno deciso i Giudici della Cassazione con l’ordinanza n. 308/2020.
La Corte si è pronunciata in merito ad un avviso di accertamento per l’imposta di pubblicità per il periodo di imposta 2009-2014 con il quale veniva contestato al titolare di un’agenzia pubblicitaria di aver promosso la sua attività tramite un veicolo parcheggiato contenente messaggi pubblicitari. A prova di quanto indicato nell’atto vi erano i rilevamenti fotografici effettuati utilizzando google earth e google street view, ed i rilievi effettuati da persona incaricata dall’amministrazione nel 2014, dal quale si presumeva anche per gli anni intermedi l’avvenuta pubblicità per mezzo dello stazionamento del veicolo.

L’atto veniva però impugnato dal contribuente il quale evidenziava come l’accertamento effettuato “da una persona fisica estranea all’organigramma comunale” non avesse validità così come i “file scaricati da internet privi di qualsivoglia ufficialità”.

Il contribuente soccombeva nei primi due gradi di giudizio, da qui il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato le sentenze dei giudici tributari ritenendo dovuto il pagamento dell’imposta di pubblicità e dichiarando inammissibile il ricorso presentato dal contribuente. In merito all’accertamento disposto da persona incaricata, i Giudici ricordano che esso costituisce “mezzo di prova ancorché privo della forza probatoria privilegiata dell’atto pubblico” e per quanto concerne le immagini tratte da Google, trattandosi pur sempre di fotografia che di prassi costituisce “prova precostituita della sua conformità alle cose e ai luoghi rappresentati”, salvo l’onere di chi voglia inficiarne l’efficacia di “disconoscere tale conformità”, l’utilizzo è corretto e comprovante il presupposto impositivo. Il contribuente, concludono i Giudici, non ha presentato un disconoscimento “chiaro, circostanziato ed esplicito”, limitandosi solamente a contestare l’utilizzo dei riscontri fotografici tratti da internet.